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Un giardino in bottiglia: la storia dell’uomo che 59 anni fa ha creato un ecosistema

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Un giardino in bottiglia: ecco l’incredibile risultato della voglia di sperimentare di David Latimer, che da 59 anni cura il suo ecosistema autonomo personale

Correva l’anno 1960 quando il giovane David Latimer ebbe l’idea un po’ stramba di provare a piantare un vero e proprio giardino dentro una bottiglia gigante: convinto di voler provare, quel giorno uscì di casa e andò a comprare dei semi di Tradescantia, una pianta ornamentale molto diffusa chiamata comunemente “erba misera”.

Tornato a casa, Latimer piantò i suoi semi nel terriccio e sistemò tutto accuratamente in una grande giara di vetro, che poi chiuse con un tappo di sughero e posizionò in un angolo luminoso della sua casa. Pian piano, con il passare dei mesi, si rese conto che stava accadendo qualcosa di straordinario…

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Un giardino in bottiglia: ecco come sopravvive da 59 anni

Con il passare delle settimane, le piante all’interno della grande bottiglia di vetro crescevano e sopravvivevano senza bisogno di alcuna cura dall’esterno: niente acqua, nè concimi di alcun genere. A far crescere il giardino in bottiglia bastava l’energia che le piante traevano autonomamente dal sole.

Quello che era nato come un giardino in bottiglia si era trasformato in un vero e proprio ecosistema autonomo che ancora oggi, a quasi sessant’anni di distanza, cresce rigoglioso e in perfetta salute: per molti si tratta di un vero e proprio miracolo della natura, che ha richiamato l’interesse addirittura della NASA.

L’ecosistema autonomo in bottiglia funziona grazie all’ossigeno che ottiene attraverso la fotosintesi. Lo stesso processo causa inoltre la presenza di umidità all’interno della giara, che toccando le pareti di vetro si trasforma in una pioggerellina che nutre le piante: quando le foglie morivano, producevano anidride carbonica indispensabile alla fotosintesi per i nuovi germogli.

Un sistema perfetto e completamente autonomo, che la NASA adesso vorrebbe studiare per capire se il giardino in bottiglia di David Latimer potrebbe aiutarci a portare le nostre piante, e quindi la vita, nello spazio.

 

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Mas Renata… as plantas não morrem fechadas aí dentro? É a pergunta que mais me fazem. Pra quem não acredita que terrários podem durar anos, está aqui a prova de que isso realmente pode acontecer!!! Há mais de 50 anos, o Sr. David Latimer colocou algumas plantas dentro deste garrafão e lacrou-o. Somente em 1972 tornou a abrí-lo para colocar um pouco mais de água, e desde então o mantém fechado em sua casa no condado de Surrey, no Reino Unido. O que ele faz é apenas “virá-lo” regularmente para que receba luz por todos os lados, permitindo um crescimento uniforme. Mas como isso funciona?! O processo é o seguinte: as bactérias que estão no solo consomem Oxigênio (O²) na decomposição das folhas mortas, liberando o Gás Carbônico (CO²) para a atmosfera de dentro do terrário. Este CO² será utilizado pelas plantas durante a Fotossíntese (junto com a água e outros nutrientes do solo). Neste processo, elas produzem Glicose e liberam O². Durante a respiração, ocorre o inverso: as plantas utilizam nutrientes estocados, absorvem O² e devolvem CO² e Água para a atmosfera. Por isso, com o tempo, terrários podem se tornar ecossistemas autossustentáveis! #minihabitat_terrarios#terrarios#minijardim#Goiânia#Goiás#ecossistema#autosustentavel#DavidLatimer

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