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Dimagrire con la dieta universale che salva il pianeta

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E’ possibile dimagrire in modo sano salvaguardando anche il pianeta? La risposta è sì grazie ad un regime alimentare che si rifà alla dieta mediterranea light di gran moda in Grecia a metà del secolo scorso.

230 grammi di cereali integrali,  250 grammi di latticini, 500 grammi di frutta e verdura,  80 grammi circa tra carne, pesce e uova, 75 grammi di legumi e 50 di noci.

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Questa in sintesi è la dieta universale stilata dallo studio Eat-Lancet, che si propone, da qui al 20250, di modificare le cattive abitudini alimentari, per salvare vite e proteggere il pianeta tramite la riduzione del 50% del consumo di zucchero e carni rosse.

Come nasce la dieta universale

Getty Images

Presentato a Oslo e uscito sulla rivista scientifica Lancet, questo programma alimentare, come detto, è stato creato dalla Commissione Eat che, finanziata dalla Fondazione Eat, riunisce organizzazioni come Fao e Oms, oltre ad autori esperti di nutrizione e sostenibilità come Walter Willett e Tim Lang.

Il target della pubblicazione è proporre una “dieta universale sana di riferimento” definita sulla base di criteri scientifici, con lo scopo di nutrire in modo sostenibile una popolazione di 10 miliardi di persone e di ridurre di 11,6 milioni il numero di morti causati da un’errata alimentazione.

A fungere da spunto è stata la glorificata dieta Mediterranea nella sua versione “frugale” praticata in Grecia.

Come funziona – La dieta universale prevede l’assunzione di 2.500 chilo-calorie giornaliere Nel dettaglio: 230 grammi di cereali integrali, 14 di carni che siano bovine, suine o ovine, 29 di pollo, 500 di frutta e verdura, 250 di latticini, 13 di uova, 28 di pesce, 50 di noci, 75 di legumi e 31 di zuccheri.

Per quanto riguarda la carne, specialmente se rossa, in caso si decidesse di mangiarla 1 sola volta alla settimana, la dose diventa di 70 grammi.

Il condimento, invece, deve essere a base di olio EVO o di colza.

Cambiando alimentazione si possono ridurre del 50% gli sprechi, ma secondo gli autori dello studio sono molti i ritocchini alla produzione agricola che possono essere applicati per un pianeta più vivibile. Molte sarebbero le aree su cui intervenire per raggiungere questo risultato coinvolgendo la politica globale, ossia l’educazione, l’informazione, l’etichettatura, le tasse sul cibo e il sostegno economico a chi produce alimenti sani.

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