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Il medico non ti dirà tutta la verità sul test della colonscopia

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Le malattie intestinali sono diventate comuni in molte persone in tutto il mondo, specialmente perché vengono amplificate da diversi fattori tipici del mondo moderno in cui viviamo pertanto l’innovazione medica per quel che concerne test ed esami medici è in continua evoluzione. Tra questi esami troviamo la colonscopia.

La colonscopia è un esame atto ad esplorare il rivestimento interno dell’intestino crasso attraverso una sonda chiamata colonscopio, che rileva possibilmente lesioni nel colon. In Italia, oltre un milione di colonscopie vengono eseguite ogni anno per rilevare il tumore del colon-retto, che è la seconda causa principale di decesso nei malati di cancro. L’esame può essere praticato sia per fare una diagnosi di un possibile tumore, sia per prevenire ulcere o polipi del colon. Questi ultimi sono caratterizzati da tumori benigni che si sviluppano sulle membrane mucose del colon e sono grandi pochi millimetri. Il rischio di questi polipi è quello di degenerare in tumori maligni.

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La verità sul test della colonscopia

La colonscopia è un’industria multimilionaria e le statistiche hanno dimostrato che 14 milioni di persone sane usano la colonscopia per rilevare il cancro del colon-retto. Tuttavia, in alcuni casi può essere pericoloso o addirittura mortale. Infatti, secondo gli Annali della Medicina Interna, la mortalità complessiva della colonscopia è del 5% dei casi mentre in circa il 2% dei casi, le complicanze legate a questo tipo di esame richiederanno il ricovero in ospedale.

Lo studio Telemark Polyp ha inoltre rilevato che la mortalità complessiva era più alta nel gruppo di screening colon-colectico colorettale, con 55 decessi su 400 soggetti, rispetto al gruppo di controllo di 35 decessi su 399 soggetti.

La colonscopia di solito si svolge in anestesia generale. Quindi, può avere complicazioni legate all’anestesia, comprese le complicanze cardiovascolari e respiratorie. Ma non è tutto, secondo un sondaggio di Medicare, 130 decessi sono stati osservati ogni anno a seguito di complicazioni dovute a perforazioni dell’intestino oa gravi emorragie. Queste complicazioni sono tanto più frequenti in soggetti di età molto avanzata.

Inoltre, in caso di non sterilizzazione del materiale usato nella colonscopia, esiste una possibile possibilità di infezioni tra cui HPV, HIV, Helicobacter pylori, salmonella, micobatterio tubercolare, epatite C, epatite B, il virus dell’influenza, Aeruginosa, Pseudomonas, E. Coli o malattia di Jakob.

Va inoltre notato che la colonscopia virtuale viene messa in discussione in considerazione dell’esposizione alle radiazioni emesse durante l’esame, che possono essere estremamente dannose per la salute.

L’alternativa alla colonscopia

C’è un’altra alternativa alla colonscopia. Si tratta del test immunochimico fecale, anche chiamato (TIF). È un test che è sicuro e non causa alcun danno al corpo. È un’alternativa che è inoltre, poco costosa.

Questo test consiste nel cercare la presenza di sangue nelle feci per rilevare il cancro del colon-retto. Il professor David Khayat, capo del dipartimento per i tumori di Pitié-Salpêtrière, ha presentato i benefici sulla rivista Sciences et Avenir. Secondo una pubblicazione su Annals of Internal Medicine, il TIF rimane un modo semplice ed efficace che ha prodotto risultati soddisfacenti per i pazienti e ha diagnosticato l’80,4% delle persone con cancro del colon-retto; è raccomandato dalla Task Force dei Servizi Preventivi degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo Tim Bayers, ricercatore presso il Center for Cancer Control dell’Università del Colorado, il rilevamento del cancro attraverso l’esame TIF consente di trovare tumori e adenomi avanzati, ma non tutti. Inoltre, la diagnosi precoce del cancro non viene realmente stabilita.

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