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Esiste davvero la depressione stagionale?

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A provocarla è lo scarso periodo di luce diurna. I sintomi più comuni sono la sonnolenza e l’aumento dell’appetito, oltre ad una certa difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane.

(Getty Images)

Con l’arrivo dell’autunno il morale va sotto le scarpe. La nebbia, il freddo progressivo e il buio che sopraggiunge alle 5 del pomeriggio contribuiscono a scoraggiare anche i più temerari. Ebbene Giancarlo Cerveri, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria ASST di Lodi, ha provato a fornire una spiegazione a questo disagio.

In Italia si parla poco del disturbo depressivo stagionale perché si ritiene che sia presente solo nei Paesi scandinavi“, la sua riflessione. “Al contrario, esiste anche alle nostre latitudini e la diffusione è molto rilevante. Spesso la sintomatologia si caratterizza, oltre che per umore deflesso, anche per rallentamento e stanchezza, aumento dell’appetito e delle ore di sonno. L’andamento stagionale è più frequente nel sesso femminile e nel tempo tende spesso ad attenuarsi”.

I sintomi

Le principali avvisaglie che soffriamo di “seasonal affective disorder” sono: difficoltà a svegliarsi alla mattina, mancanza di energie e di voglia di svolgere qualsiasi attività, depressione o ancora ansia. Spesso al bisogno di dormire si associa anche quello di mangiare di più, in particolare carboidrati.

L’importanza degli occhi

(Getty Images)

Come dichiarato da Giancarlo Cerveri, psicoterapeuta e psichiatra del Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda SocioSanitaria Fatebenefratelli e Sacco di Milano: “È stato ampiamente osservato che serotonina, noradrenalina e dopamina sono coinvolte nella patogenesi del SAD. Alcuni autori hanno allora ipotizzato che il meccanismo fosse legato al nostro modo di interagire con la luce solare. In una ricerca pubblicata sull’American Journal of Psychiatry, hanno osservato che numerose evidenze ci spingono a supporre che la retina abbia un ruolo nella depressione stagionale. In pratica se si applica una terapia con la luce agli occhi l’effetto antidepressivo è circa 10 volte più efficace che se la luce viene applicata sul corpo del soggetto, mantenendo lo stesso ad occhi chiusi“.

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La cura

Cosa fare dunque se si pensa di soffrire di questo disturbo? Bisogna ricorrere alla cosiddetta “terapia della luce”, che viene effettuata tramite una particolare lampada, che emana un tipo di luce in grado di attivare i neurotrasmettitori come la serotonina. Nei casi più gravi deve essere invece abbinata a una terapia farmacologica antidepressiva. Altrettanto efficaci si sono dimostrate terapie di tipo cognitivo comportamentale.

Esistono ricerche molto ben condotte e alcune metanalisi sull’argomento“, ha proseguito Cerveri. “Il risultato che propongono è che l’esposizione alla luce bianca, meglio se due volte al giorno produce una remissione che necessita però del mantenimento dell’esposizione fino al termine della stagione invernale. Tipicamente la mattina e la sera la persona passa un’ora a leggere qualcosa davanti alla fonte di luce bianca“.

In Italia questo prodotto non è dispensato dal Servizio sanitario nazionale, pertanto chi volesse procurarselo deve affidarsi a rivenditori che propongono lampade con buone caratteristiche pur non avendo i controlli previsti per i dispositivi di tipo medico“, ha concluso il dottore.