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Quanto zucchero possiamo assumere ogni giorno senza nuocere alla salute?

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Lo zucchero fa male? Quanto ne possiamo assumere ogni giorno? Quali sono le varianti migliori? Scoprilo in un dettagliato approfondimento!

Zucchero, un sottile e candido veleno che uccide lentamente. Questa sembra esser la visione che il XXI secolo ha del dolcificante per eccellenza.

I nutrizionisti ci dissuadono dall’aggiungerlo al nostro caffè, dal consumarlo nei dolciumi o nelle bevande frizzanti e noi ci convinciamo sempre più che sia l’autentico nemico da evitare a tutti i costi. Ma le cose stanno veramente così?

Secondo il documento della World Health Organization (OMS) ogni individuo dovrebbe assumere un quantitativo di zucchero pari al 10% delle calorie totali giornaliere. In questo ammontare bisognerebbe includere non solo lo zucchero aggiunto ai cibi ma anche quello contenuto nelle bevande. La cosa quindi costituisce un limite ben definito e alquanto ristretto ma non equivale certo a un veto totale.

Che cosa significa dunque nella pratica rispettare questo vincolo del 10%? In pratica, se bevete abitualmente bevande gassate zuccherate, o succo di frutta, potete permettervi poco altro, nella categoria “dolci”. Questi ultimi (categoria che annovera dal cornetto del mattino al gelato del dopocena e tutto quel che c’è nel mezzo) infatti comportano un apporto di zuccheri che ammonta circa al 50% delle loro calorie totali.  Numero assai elevati a quanto pare.

La situazione non migliora poi quando parliamo di dolci che non sono dessert, come marmellata, Nutella o miele. Ogni cucchiaino (colmo) di miele sono circa 10 g di zucchero, altrettanti per ogni cucchiaio raso di marmellata e una via di mezzo per quanto riguarda Nutella e affini. In pochi potranno dunque permettersi di mangiare una porzione di dolce e usare prodotti spalmabili durante la medesima giornata.

Ci sono poi gli zuccheri contenuti nella frutta, sana e buona ma anch’essa portatrice di dolcezza, e quelli aggiunti ai vari cibi che possiamo leggere sulle etichette, oggigiorno assai dettagliate. Evitare queste ultime due categorie è ardua quindi sarà bene concentrarsi sugli zuccheri aggiunti, quelli che utilizziamo ogni giorno in tè, caffè, dessert fatti in casa e affini.

Ecco alcuni consigli per imboccare la retta via.

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Zucchero di canna

zucchero di canna
iStock Photo

Tante persone sono convinte che acquistando zucchero di canna possano mettersi al sicuro da eventuali rischi per la salute. Ma è davvero così? Purtroppo si tratta dell’ennesimo falso mito in fatto di alimentazione che sarebbe bene sfatare.

Anche lo zucchero di canna è in effetti un prodotto sottoposto a lavorazioni industriali che, inoltre, rispetto al classico zucchero bianco viene corretto con una leggera dose di melassa, così da conferirgli quel sapore più “genuino”, e tinto con appositi coloranti sui toni del caramello. Calorie, indice glicemico e impatto sull’organismo sono dunque totalmente equivalenti tra zucchero bianco e zucchero di canna.

Migliore è invece la versione integrale dello zucchero di canna che almeno non è un prodotto raffinato e mantiene dunque intatte le proprietà nutrizionali dell’alimento originario (enzimi, vitamine del gruppo B, minerali come potassio, calcio e magnesio). Anche il contenuto calorico scende inquietante questo caso, diminuendo di circa 100 calorie ogni 100 g di prodotto.

Zucchero semolato

zucchero bianco
iStock Photo

E’ la variante di zucchero che usiamo comunemente, quello bianco o, sempre più spesso, di colore bruno, dai grani sottili che si dissolvono facilmente, cosa che rende l’utilizzo di questo prodotto molto più agevole, soprattutto nell’ambito del dosaggio dello stesso.

Il nome “semolato” deriva da “semola”, il procedimento attraverso cui il blocco di zucchero viene ridotto in grani sottilissimi, cosa che poi contraddistinguerà appunto il prodotto finito.

“Semolato” è dunque un aggettivo che indica il tipo di lavorazione e che dunque si può applicare a varianti di canna così come bianche, non a quello integrale, che non viene assolutamente raffinato né sbiancato, ma che deriva semplicemente dalla canna da zucchero che viene sottoposta a spremitura e asciugatura.

Parlare di zucchero semolato equivale dunque a parlare in generale di tutti quegli zuccheri raffinati, tutti generalmente alquanto calorici e da utilizzare senza dubbio con parsimonia.

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