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Sorelle separate da bambine si ritrovano grazie a Facebook

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Veronica, 43enne, e sua sorella Paola, 38enne, si erano ritrovate sei anni fa grazie a Facebook. Separate da bimbe erano state adottate da famiglie diverse. Sempre grazie al web hanno potuto riabbracciare la madre dopo 27 anni.

(Corriere della Sera)

Piano piano sono riuscite a ricostruire la loro infanzia. Separate da bambine e adottate da famiglie diverse, non hanno mai smesso di credere che un giorno si sarebbero riviste. Veronica Veneroni e sua sorella Paola Almasio si sono rincontrate sei anni fa grazie a Facebook. E non solo. Proseguendo le ricerche su Internet hanno ritrovato dopo 27 anni la madre scoprendola addirittura protagonista di un libro.

Una vita rocambolesca, fantasiosa e accelerata“, il racconto di Veronica oggi commessa italo-nipponica. “Francesca e Hiroyuchi, i miei genitori biologici, si sono conosciuti in Afghanistan, erano due hippy. Viaggiavano per il mondo immersi nella natura e credendo soltanto nella spiritualità. Io sono nata a Tokyo, mio fratello Francesco a Kathmandu, in Nepal e mia sorella a Mumbai, in India. Hanno continuato a cambiare Paesi per anni, dalla Thailandia all’Indonesia, vivendo di stenti, fino a quando mio padre ha deciso di tornare in Giappone a Yamaguchi. Mia madre non si è mai ambienta, ha sofferto per le continue sparizioni di mio padre e ha voluto trasferirsi in Italia”.

Un’infanzia traumatica

Veronica Veneroni (Corriere della Sera)

Una volta arrivata a Padova, per la famiglia dalla condotta sregolata, è iniziato un periodo ancora più duro. “Non avevamo nulla. Siamo stati aiutati dalle suore per qualche anno, poi ci hanno diviso e mandati in collegi diversi e, infine, sono intervenuti gli assistenti sociali. Io e mio fratello siamo stati adottati da una famiglia di Villasanta, Monza, e mia sorella a Milano. Da quel giorno, avevo 10 anni, non ho saputo più nulla di Paola, di mia madre e di mio padre“.

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La nuova famiglia

I genitori adottivi, Giovanna e Giuseppe Veneroni, sono stati la salvezza di Veronica. “Mi hanno ridato la vita, mi hanno permesso di studiare e trasmesso la passione per la cultura, per la fotografia e la lettura. Mi hanno insegnato cos’è la curiosità, lo spirito critico, a cercare di migliorarmi sempre. Due persone, per niente abbienti, che hanno riempito d’amore me e Francesco“.

Poi sei anni fa le arriva un messaggio su Facebook: “Ciao, mi chiamo Paola e credo di essere tua sorella“. Ed infatti così era.

La mamma ritrovata

Riunita ad una parte di sé Paola sprona Veronica a fare ricerche approfondite sulle loro origini. “Lei sentiva il bisogno di ritrovare i nostri genitori biologici, mentre io no, appagata dalla mia vita“, il suo racconto. “Un giorno mi ha rivelato di aver scoperto che Enrico Zorzato, scrittore padovano, aveva pubblicato un libro: “Paglì, l’ultima hippy”, un testo che raccontava la vita della sua amica Francesca Bagni, ovvero nostra madre. In hindi Paglì vuol dire “pazzerella”. Si narra dei suoi viaggi sotto le stelle, delle sofferenze e le cure, dei tradimenti e dell’amore per un uomo assente che aveva avuto altri 11 figli e abbandonato innumerevoli donne.  Lì anche il suo augurio: “Spero che una copia del libro finisca in mano ai miei figli, che si riconoscano nei primi anni di vita, possano ricordarsi di me e magari cercarmi“.

Alla fine l’abbiamo incontrata dopo 27 anni. Personalmente non ho avuto una bella sensazione. Mi sentivo strana. Per quanto riguarda mio padre l’ho rivisto due anni fa in Giappone. Lì è una specie di guru che tiene conferenze sull’inquinamento e le bombe atomiche. Sono stata con lui mezza giornata, mi è bastata e ho preferito non vederlo più“, ha concluso amaramente Veronica.

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