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Roberta Ragusa e l’immagine mai data alla polizia – FOTO

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Sono passati sette anni dalla scomparsa improvvisa di Roberta Ragusa.

Una storia lunghissima, quella della bella mamma di Gello sparita nel nulla la stessa notte in cui la nave Costa Concordia si infrangeva sugli scogli dell’Isola del Giglio. Era il 13 gennaio del 2012.

E dopo quasi sette anni, spunta  una foto, di Roberta Ragusa vestita  così come se ne sarebbe volatilizzata quella terribile notte.

Nessuno l’ha mai tirata fuori. Una foto di Roberta con il pigiama rosa, vestaglia e un cappello. Un’immagine diversa da come l’abbiamo vista. Sempre bella truccata e a posto. Questa è tutt’altra Roberta.

La foto della donna, con il famoso pigiama rosa è venuta fuori il 109 ottobre a  Quarto Grado, fatta vedere su Rete 4 e lo ha voluto la famiglia Logli. Antonio, in questi anni, nonostante la condanna nelle due fasi di giudizio, non l’ha mai tirata fuori.

Un colpo di scena mai venuto fuori nella miriade di atti di questi anni. Ovviamente sappiamo che questa fotografia non è per nulla rilevante ai fini processuali: ora sarà la corte di Cassazione, l’anno prossimo, a decidere se Logli dovrà andare in carcere oppure no

Tutto questo rischia di essere un tremendo autogol da parte della difesa di Antonio. Perchè quella foto non è mai stata tirata fuori prima? E sopratutto, chi l’avrebbe scattata?

Il verdetto finale in appello

Antonio Logli, marito ed unico indagato per la morte di Roberta Ragusa, era  presente nell’ aula della Corte d’Assise d’Appello di Firenze, riunitasi da questa mattina per il verdetto finale della sentenza d’appello, un verdetto che lo avrebbe dichiarato colpevole o innocente della scomparsa della moglie, Roberta Ragusa e della distruzione del suo corpo, che ricordiamo essere scomparsa nel nulla la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

Antonio Logli è stato accompagnato in aula dal figlio Daniele e dai suoi avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri.

Sono stati momenti particolarmenti difficili quelli di Antonio Logli, in attesa del verdetto finale, dal momento che si pensava che un verdetto di colpevolezza gli avrebbe cambiato la vita per sempre.

Antonio Logli se dichiarato colpevole durante la lettura della sentenza, come è avvenuto, rischiava l’arresto immediato, nonchè la conferma della pena conferma inflitta in primo grado dal Tribunale di Pisa il 21 dicembre 2016 di 20 anni di reclusione per omicidio volontario e distruzione di cadavere, mentre dal 2016 era stato messo in misura cautelare che non gli permetteva di allontanersi da Pisa ne di lasciare la sua abitazione dalle 21 di sera alle 6di mattina. L’arresto immediato non è stato confermato, le misure cautelari restano le stesse.

La difesa era certa della sentenza di non colpevolezza

La difesa di Logli doveva convincere la Corte che il suo assistito era innocente e che non avrebbe ucciso la moglie dopo che lei lo avrebbe scoperto al telefono con l’amante e proceduto alla distruzione del cadavere per evitare che il suo patrimonio familiare venisse intaccato a causa del divorzio.

La difesa fino ad ora ha sempre puntato il dito sulle innumerevoli lacune nella ricostruzione dei fatti dell’accusa e anche oggi si mostra sicura della non possibilità di una sentenza di colpevolezza. Antonio Logli è sostenuto anche dal figlio Daniele sicuro dell’innocenza del padre.