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Mogol svela il perché del sofferto addio di Lucio Battisti alla musica

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«Lucio Battisti abbandonò le scene perché glielo consigliai io»

Sono le parole con cui Giulio Rapetti, meglio conosciuto come Mogol, uno degli scrittori e autori più famosi nel mondo della musica italiana, ha cercato di fare chiarezza su una delle questioni più controverse della storia della musica italiana.

Cinquant’anni fa Lucio Battisti, ancora ad oggi considerato uno ei più eminenti esponenti del panorama musicale italiana, dava il suo addio alle scene, interrompendo una carriera che tutti credevano avesse ancora molto da dare al Paese. Come mai una simile decisioni? Le motivazioni sono per lungo anni rimaste avvolte nel mistero ma ora una voce autorevole giunge a fare chiarezza.

Mogol: ecco perché Battisti abbandonò la musica

mogol
Photo da GettyImages

L’occasione per queste dichiarazioni illuminanti è giunta da un’intervista pubblicata da Repubblica, nella quale il celebre autore ha dichiarato:

«Il ’68 fu un anno terribile: o eri falce e martello, o eri un fascista, per quello dissi a Lucio di ritirarsi meglio stare a casa che essere contestato durante i concerti. Addirittura ci accusarono di essere fascisti perché nel testo La collina dei ciliegi venivano nominati i boschi di braccia tese. Ma era un’invocazione, i palmi levati l’uno verso l’altro sono diventati saluti fascisti. Che follia»

La politica dunque, certo non tra i primari interessi musicali di Lucio Battisti, sembra averci messo lo zampino: una presenza tanto ingombrante da spingere il cantante a mettere un punto alla sua stessa carriera.

Il rapporto con Mogol era però all’epoca già giunto al capolinea, e lo stesso autore commenta così l’allontanamento dal cantante:

«Nella vita ho una compagna che resterà per sempre al mio fianco, si tratta della stima. E quando proposi a Lucio di dividere le edizioni, lui non volle. Avessi ceduto per tornare insieme, non mi sarei rispettato, e io tengo tantissimo alla mia autostima. Se hai stima di te stesso, hai una compagna fino alla morte»

Un mistero della musica italiana sembra dunque ora trovare finalmente spiegazione. Capitolo chiuso? Pare proprio di sì.

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