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Ponte Morandi, altra ipotesi dietro al crollo: le barriere protettive pesavano troppo

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Quel che resta del Ponte Morandi a Genova

Un ingegnere strutturista ipotizza questo scenario: “Le barriere ‘new jersey’ che avevano sostituito i guardrail hanno portato a sforzare il Ponte Morandi”.

Le ipotesi concepite dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova si susseguono. Il disastro ha provocato la morte di 40 persone nella mattina dello scorso 14 agosto ed ovviamente sono tante le polemiche scaturite anche in ambito politico all’indomani di tale immane sciagura. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, si è pensato che a provocare il crollo della struttura possa essere stato un carroponte da 7 tonnellate. Un peso eccessivo tale da causare il collasso del Ponte Morandi. Ma ora si sta facendo largo anche un’altra possibilità. Riguarda i cosiddetti ‘new jersey’, ovvero le barriere in cemento che non facevano parte della costruzione originale e che vennero installate soltanto successivamente sul ponte. Anche questo potrebbe aver contribuito a far crollare il Ponte Morandi, portando alla rottura del tirante ed al disfacimento del pilone 9.

Ponte Morandi, il peso eccessivo la causa più probabile

Ipotesi avanzata da ‘Il Fatto Quotidiano’ nella sua edizione odierna. Tali barriere di cemento erano ritenute più funzionali per quanto riguarda l’aspetto della sicurezza delle vetture durante la circolazione. Si tratta di un dispositivo di sicurezza modulare realizzato in calcestruzzo ed a volte anche in plastica, che viene utilizzato anche per incanalare il flusso stradale e la cui forma contribuisce a minimizzare eventuali danni alle vetture qualora si verifichi un contatto accidentale. Infatti un veicolo tocca soltanto con le gomme la base del new jersey, data la sua particolare forma più larga sotto e che tende man mano a restringersi. Questa installazione è ritenuta più sicura dei comuni guardrail. Il problema però è che quelli adibiti a barriera protettiva sono anche più pesanti degli stessi guardrail.

Ponte Morandi, la quantità di chili da sostenere era troppo grossa

Il Fatto Quotidiano ha intervistato un ingegnere strutturista, il quale ha snocciolato alcuni numeri. “Queste protezioni pesano in media 600 chili a metro, quindi 1,2 tonnellate per entrambe le direzioni. Moltiplicare il chilometro e quasi 200 metri del ponte porta ad un risultato di anche 1500 tonnellate in totale come sovrappeso. Cosa non prevista nel progetto originario ed alla quale bisogna anche considerare l’aumento del traffico negli ultimi decenni. Intanto in maniera insensibile diverse persone stanno realizzando dei selfie davanti alle macerie.