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Bebe Vio e la sua nuova vita: “All’università nessuno mi conosce”

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Bebe Vio all'Università

Bebe Vio e la sua nuova vita: “All’università nessuno mi conosce”

Bebe Vio, campionessa italiana di scherma, è pronta ad affrontare un nuovo capitolo della propria vita. La carriera sportiva non verrà di certo messa da parte ma, ormai giunta a 21 anni, ritiene d’aver posticipato fin troppo l’iscrizione all’università. Non che sia rimasta a casa a far nulla, anzi tutt’altro. I tanti riconoscimenti ottenuti lo dimostrano, e a questi si aggiungono i contratti lavorativi stipulati con grandi aziende. Per potersi aprire quante più porte possibili nella vita però è necessario completare il proprio percorso di studi, e così inizierà a seguire i corsi presso il college americano ‘John Cabot‘, a Roma. Intervistata da ‘Grazia’, la giovane atleta ha parlato di questa fase della sua vita: “Ci sono pochissimi italiani, quindi nessuno sa chi sono. Mi sono presentata come Beatrice, non come Bebe. Loro però mi chiamano ‘B'”.

Bebe Vio al College, ecco la sua nuova vita

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Un post condiviso da Beatrice Vio (@bebe_vio) in data:

La vita di Bebe Vio è pronta a cambiare, ed è tempo per lei di iniziare a fare progetti per il futuro: “E’ strano il fatto che nessuno mi conosca, ma è anche bello poter tornare a presentarsi. Non sono una che stravede per il fatto che la gente sappia tutto di me. Non sanno neanche che pratico scherma. La prima sera sono uscita con le mie coinquiline a cena, e in strada mi hanno chiesto delle foto. Alla fine ho dovuto spiegare chi sono”.

Quella del College è ovviamente una fase di passaggio, ma necessaria. Dall’esperienza necessaria per il lavoro a quella di vita. Finalmente Bebe Vio potrà tirarsi fuori dal mondo dello sport per un po’, calandosi nei panni di una normale ventenne. Una volta chiuso questo nuovo ciclo però, è allo sport che farà ritorno, e con chiarissimi progetti per la sua vita futura: “Vorrei poter fare il lavoro di Malagò, o forse qualcosa in più. Non solo il presidente del Coni, ma anche del Cip (comitato italiano paralimpico). L’altro giorno gli ho scritto chiedendogli se mi stesse scaldando la poltrona nel mio ufficio. Mi ha risposto di star giù sgomberando (ride ndr). Nello sport i pregiudizi sulle donne sono meno acuti. Abbiamo già dimostrato quanto siamo forti”.