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“Non ho più un ruolo per piangere Fabrizio Frizzi, ma il dolore c’è”

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fabrizio frizzi

“Non ho più un ruolo per piangere Fabrizio Frizzi, ma il dolore c’è”: Rita Dalla Chiesa torna a parlare della morte dell’ex marito svelando nuovi dettagli sul divorzio.

Il 26 aprile sarà passato un mese dalla morte di Fabrizio Frizzi e il dolore per la scomparsa dell’amatissimo conduttore è ancora vivo nelle persone che hanno vissuto con lui parte della vita. E’ il caso di Rita Dalla Chiesa che, dopo aver ricordato Fabrizio Frizzi anche ad Amici, torna a parlarne ai microfoni del settimanale Chi.

Il dolore di Rita Dalla Chiesa per la morte di Fabrizio Frizzi

rita dalla chiesa e fabrizio frizzi

Rita Dalla Chiesa è stata la prima moglie di Fabrizio Frizzi. Il loro matrimonio finì quando il conduttore incontrò un’altra donna. Ancora oggi se incontrassi quella donna che me l’ha portata via l’asfalterei”., ha detto la conduttrice a Chi. Quella donna, però, non era Carlotta Mantovan con cui Rita Dalla chiesa ha sempre avuto un ottimo rapporto. “Con Fabrizio siamo diventati fratelli. E anche con Carlotta, se lo vorrà, quando lo vorrà, sarò una sorella per sempre. Io ci sarò per lei e per Stella. I due amori di Fabrizio. Non mi piace quando ci chiamano prima e seconda moglie. Noi siamo delle donne che hanno amato lo stesso uomo in due momenti diversissimi della vita”, ha spiegato la Dalla Chiesa.

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Rita Dalla Chiesa ha ricordato anche i giorni in cui Frizzi stava male: “Non sono mai andata in ospedale quando Fabrizio è stato male. Mi sono fatta da parte. Era giusto così“. Infine, la conduttrice spiega di non avere più un ruolo per stare male e alla gente che, per strada, le porgono le condoglianze, risponde così: “Alla gente che per strada mi ferma per farmi le condoglianze rispondo sempre allo stesso modo: ‘Le porgerò a Carlotta, la moglie’. Carlotta gli è stata vicina nella sua malattia, invece io con lui ho vissuto tante cose bellissime. Ho capito un’altra cosa: gli ho voluto così bene perché l’ho incontrato subito dopo la morte di mio padre, è stato lui a salvarmi dalla violenza di quel dolore. Ha vissuto i miei anni più bui con una consapevolezza e una maturità non comuni per un ragazzo di 25 anni“.

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