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Marco Giallini: “Mia moglie? Mai metabolizzata la sua morte”

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marco giallini
Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images

In un’intervista concessa a Vanity Fair Marco Giallini parla della sua carriera ma anche della vita privata, incluso il grande dolore per la perdita della moglie.

Con un nuovo film in uscita nelle sale (Io sono tempesta di Daniele Luchetti) e una carriera decollata tardi ma che annovera oramai circa 40 film realizzati, per Marco Giallini è arrivato il momento di fare il punto della sua vita e della sua carriera.

Lo fa in un’intervista a 360 gradi pubblicata sull’ultimissimo numero di Vanity Fair e noi ve ne riassumiamo i passaggi più salienti.

Intervista a Marco Giallini

marco giallini
Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

“La mia carriera è partita tardi. Anche per colpa mia. Di provini, nella mia vita, ne avrò sostenuti cinque in tutto. Non andavo, mi dava fastidio bussare alle porte, non volevo vedere sul volto degli altri l’imbarazzo. Non volevo pensassero: “Arieccolo” […] Il primo fu al Teatro Argentina con Arnoldo Foà. Mi sentii avvampare di inadeguatezza e di vergogna.”

Già, la carriera sarà pure partita tardi ma, ammettiamolo, poi non si è più fermata anche se, a conti fatti, i riconoscimenti arrivati sono stati forse un po’ pochi:

“A me i David non li danno. Ovviamente mi dispiace, ma non ne faccio un dramma. Evidentemente non sono di moda, ma non ambisco ad esserlo.”

Altre soddisfazioni sono però giunte con il tempo, soprattuttonella vita privata condivisa da Marco Giallini con Loredana, sua moglie, scomparsa poi improvvisamente nel 2011 per un’emorragia celebrale:

“Per me è stata tutto. La madre dei miei figli, la donna con cui sono stato per trent’anni e che, dopo essersi sentita male, se ne è andata dalla mattina al pomeriggio senza che io le abbia potuto dire neanche ‘ciao’ […] La sua morte è un evento che né io né i miei figli abbiamo mai metabolizzato. Non ne abbiamo mai parlato. Non siamo mai andati al cimitero insieme, anzi, in 7 anni, al cimitero sono andato due volte in tutto. Le fotografie le ho a casa, ma non le guardo, non è roba per me perché lei è ovunque, nei ricordi, nelle stanze, nei viaggi a Barcellona che non farò più.”

Ciò però non gli ha impedito di creare un ottimo rapporto con i figli che oggi lo vedono come un amico di cui fidarsi.

“Sono ragazzi speciali. Se arriva una ragazza non salgono al piano di sopra e mi chiedono sorridendo: “Sei solo papà?”. Poi mi fanno l’occhiolino e mi sorridono. Abbiamo una sorta di amicizia. Quando dicono che non devi essere amico dei figli sorrido. Non sono io a essere amico loro, sono loro che sono amici miei”

Alla fine quindi una vita riuscita quella di Marco Giallini, nel privato come padre, figlio (“Con i mangiapane a tradimento che ci sono in giro”, diceva il padre, “perché non dovresti farcela tu?”) e marito, e nel lavoro, nonostante quelli che i primi tempi gli dicevano che non fosse abbastanza rassicurante. Tutta fortuna? Decisamente no:

“C’è gente molto più sfortunata di me, ma come faccio a considerarmi fortunato? Fortunato proprio no, fortunati sono altri”