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50 anni senza Martin Luther King: cosa resta del “sogno” del re nero

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Oggi, 4 aprile 2018, sono 50 anni esatti che Martin Luther King è morto, assassinato a Memphis da James Earl Ray quando era all’apice della sua lotta per i diritti civili delle persone di colore. Ancora oggi, come tanti personaggi che hanno fatto la storia, la morte di MLK è ammantata di mistero, con Ray che continua a professarsi innocente e le ipotesi di cospirazione. Probabilmente non lo sapremo mai, probabilmente l’idea di un folle razzista che voleva farsi “giustizia” da solo resterà per sempre l’unica versione possibile di una storia che invece presenta più di qualche ombra. Ma l’assassinio, se pure ha cancellato la sua persona, non ha fatto altro che rendere il suo messaggio infinitamente più forte.

A 50 anni dalla sua morte, il “sogno” Martin Luther King non si è certo realizzato appieno, ma di sicuro in mezzo secolo sono stati fatti tanti passi avanti. Quando King iniziò le sue battaglie, negli anni ’50, alle persone di colore erano negati i più elementari diritti civili. Rosa Parks fu arrestata per non aver ceduto il posto sull’autobus ad un uomo bianco, era “normale” (o quasi) che ci fosse un’organizzazione come il Ku Klux Klan a voler affermare la superiorità della razza bianca, l’idea di un presidente di colore come Obama era semplicemente impensabile, in una società in cui votava in media 1 nero su 5. Sono stati fatti tanti passi in avanti nell’integrazione razziale, davvero tanti, ma la strada da percorrere sembra ancora lunghissima. Specialmente negli ultimi tempi, con la paura del terrorismo internazionale e le discussioni sull’immigrazione stanno portando molte persone a fare passi indietro, anziché avanti. Ricordare la morte di Martin Luther King significa ricordare da dove siamo partiti e dove eravamo arrivati. Forse è il caso di non dimenticarlo mai.

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50 anni senza Martin Luther King: la morte e il discorso “I have a dream”

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Quando è morto Martin Luther King, 50 anni fa, il paladino dei diritti civili della comunità nera era a Memphis, dove aveva partecipato alla manifestazione del 28 marzo. In quell’occasione era stato ucciso un giovane afroamericano di 16 anni, durante gli scontri con la polizia. MLK era lì per tenere diversi discorsi, ma non riuscì a portare a termine la sua missione. Il 4 aprile, alle 18:01, un colpo di fucile di precisione lo prese in pieno mentre era affacciato al balcone del suo hotel. I giorni successivi alla sua morte furono i più duri, perché si acuirono gli scontri nel corso delle manifestazioni, in più di 120 città si registrarono atti violenti quali incendi e saccheggi.

E per un po’ venne meno uno dei presupposti principali della battaglia che portava avanti Martin Luther King prima della sua morte: quello della non-violenza, che gli valse anche il Premio Nobel per la Pace nel 1964. Ancora oggi il suo messaggio risuona forte come in quel 28 agosto 1963, quando pronunciò il suo celeberrimo “I have a dream“. Ve lo riproponiamo nella sua versione integrale, con i sottotitoli in italiano. Per non dimenticare, mai. Neanche quando la “pancia” dice tutt’altro, fomentata da chi ha interesse a far sì che la morte di Martin Luther King e tutto ciò che è stato, prima e dopo, si riveli una battaglia vana.