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Spesometro, scadenza 6 aprile: cosa fare, invio dati ed esonero

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Guida allo Spesometro, prossima scadenza il 6 aprile: cosa fare entro quella data, come funziona l’invio dati ed esonero soggetti che ne hanno diritto.

spesometro
(screenshot video)

Ribattezzato spesometro, si tratta di una delle comunicazioni obbligatorie che i titolari di partita Iva devono inviare all’Agenzia delle Entrate. Ha delle scadenze che vengono diluite nel corso dell’anno. Quello relativo al 2018 può essere presentato sia su base trimestrale che su base semestrale. Per la scadenza trimestrale, prevista di base, va presentato entro 31 maggio 2018, 1 ottobre 2018, 30 novembre 2018, 28 febbraio 2019. Se si opta per la scadenza semestrale, la comunicazione va fatta entro 1 ottobre 2018 e 28 febbraio 2019. La scadenza più imminente invece riguarda le comunicazioni relative al secondo semestre 2017 che vanno presentate entro il 6 aprile. Come consuetudine, la scadenza era prevista per il 28 febbraio 2018, ma è stata posticipata.

Cosa fare con lo spesometro

Introdotto nel 2010, lo spesometro è stato modificato da una successiva normativa del 2012. Attraverso questo strumento, vanno comunicate tutte le operazioni per le quali è emessa fattura, con il limite minimo di 3.600 euro per quelle documentate da scontrino o ricevuta fiscale. Con la legge di bilancio 2017, lo spesometro è stato “diviso in due”: vanno inviate separatamente  la comunicazione IVA e la comunicazione delle liquidazioni periodiche dell’IVA. I dati che vanno inviati in maniera analitica sono dati identificativi dei soggetti coinvolti nelle operazioni, la data e il numero della fattura, la base imponibile, l’aliquota applicata, l’imposta e la tipologia dell’operazione. Vanno inviati tutti i dati, compresi fatture emesse, fatture/bollette doganali ricevute, annotate nel registro IVA, comprese quelle ricevute dai contribuenti minimi/forfetari, note di variazione. Non vanno invece inviati i dati riguardanti schede carburante o operazioni certificate da scontrini o ricevuta fiscale. Riguardo le fatture emesse, va indicata la data di emissione, per quelle ricevute la data di registrazione, salvo per gli autotrasportatori, per i quali anche per le fatture emesse resta valida la data di annotazione nel registro IVA. La compilazione analitica delle operazioni non vale per le fatture di importo inferiore a 300 Euro. In questo caso, è sufficiente un documento riepilogativo che specifichi: partita Iva del cedente per il documento riepilogativo delle fatture emesse; partita Iva dell’acquirente per il documento riepilogativo degli acquisti; la data e il numero del documento riepilogativo; l’ammontare dell’imponibile complessivo e dell’imposta.

Invio dati spesometro: come fare

Per l’invio dei dati entro il 6 aprile va utilizzata la piattaforma gratuita disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate denominata “Fatture e Corrispettivi”. Si può accedere tramite autenticazione con le credenziali Entratel o Fisconline. Sono messi a disposizione degli utenti un software per compilare il file, oltre a quello per verificare la correttezza dei dati inseriti e le Faq che aiuteranno l’utente a chiarire ogni dubbio. La corretta comunicazione di questi dati è obbligatoria se non si vuole incorrere in sanzioni: la mancata comunicazione o l’invio errato dei dati prevede una sanzione di 2 euro per ogni fattura. Questa sanzione amministrative può essere anche molto elevata, arrivando fino a un massimo di 1000 euro a trimestre. Tale sanzione si dimezza, fino a un massimo di 500 euro, se si provvede a inviare correttamente i dati entro 15 giorni dalla scadenza utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso.

Spesometro: come usufruire dell’esonero

Grazie alla legge di bilancio 2018, l’errata trasmissione dello spesometro del primo semestre 2017 è esente da sanzioni, anche se questi dati andranno inviati correttamente comunque entro il 6 aprile 2018. L’esonero dall’invio dello spesometro riguarda particolari categorie. Si tratta dei produttori agricoli delle zone montane, dei titolari di partita Iva che però hanno scelto il regime facoltativo della trasmissione dei dati delle fatture all’Agenzia delle Entrate, dei soggetti con regime agevolato forfettario, dei soggetti con regime dei minimi. Associazioni e altri soggetti che adottano il regime forfettario, devono trasmettere solo i dati delle fatture emesse, ovvero quelli che rientrano nel regime agevolato. La pubblica amministrazione, infine, non è tenuta all’invio dei dati, se le informazioni vengono inviate tramite il Sistema di Interscambio Sdl. Nel caso contrario, deve inviare i dati delle fatture e le note di variazione emesse dagli enti nei confronti dei soggetti diversi dalle PA. Viene comunque esonerata dall’invio dei dati delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali.

A cura di Gabriele Mastroleo