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Nuovo governo, le prossime tappe: gruppi parlamentari, consultazioni, fiducia

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Governo, le prossime tappe dopo l’elezione dei due presidenti delle Camere: oggi decisi i gruppi parlamentari, dalla settimana prossima invece le consultazioni e l’eventuale fiducia.

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Luigi Di Maio in Parlamento (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Dopo l’elezione dei presidenti delle due Camere, avvenuta sabato scorso, oggi è scaduto il termine ultimo per i parlamentari per rendere noto il proprio gruppo di appartenenza. Nei prossimi giorni, entra in gioco il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che visti i numeri non avrà compito facile nelle consultazioni: potrà conferire un incarico esplorativo o pieno a un presidente del Consiglio. Sarà questi che dovrà presentarsi in Parlamento e provare a ottenere la fiducia, dopo aver presentato la lista dei ministri al Colle, una volta sciolta la riserva. Lo scenario è complesso: nessuno dei tre blocchi in campo ha i numeri per governare da solo e importante sarà il gioco di coalizioni, che potrà essere anche “trasversale”. Facciamo l’esempio della Camera dei deputati, dove la maggioranza è fissata a 315. Queste sono le varie opzioni in campo: centrodestra (265) e M5S (227), totale 492 voti; centrodestra (265) e Pd (112), 387 voti. M5S (227) e Lega (125), 352 voti; M5S (227) Pd (112) e Leu (14), 363 voti.

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Verso il nuovo governo: i gruppi parlamentari

Cerchiamo di capire passaggio dopo passaggio quello che ci attende nei prossimi giorni. Innanzitutto, si sono formati i gruppi parlamentari e qualche sorpresa c’è stata sin da ora. Al Senato, ad esempio, il gruppo più numeroso è quello del Movimento 5 Stelle, con 110 componenti, seguito da Forza Italia che ha superato la Lega grazie ai quattro eletti con Noi con l’Italia, Antonio De Poli, Paola Binetti, Antonio Saccone e Gaetano Quagliariello, che hanno appunto scelto di iscriversi nel gruppo “azzurro”. Forza Italia conta così su 61 senatori, la Lega Nord su 58. Sei in meno ne ha il Partito Democratico, mentre Fratelli d’Italia può contare su 18 senatori. Completano il quadro il Gruppo delle Autonomie e il Gruppo Misto. Qui ci sono delle sorprese. Nel primo ci sono gli altoatesini Juliane UnterbergerDieter StegerMeinhard Durnwalder (tutti della Südtiroler Volkspartei), Albert Lanièce (valdostano dell’Union Valdôtaine), Ricardo Antonio Merlo (del Movimento italiani all’estero) e Gianclaudio Bressa, quest’ultimo eletto col Pd in Alto Adige. A loro si aggiungono la senatrice a vita Elena Cattaneo, il decano dei parlamentari Pierferdinando Casini, eletto col centrosinistra a Bologna, ma che aveva subito chiarito di non essere un esponente Pd, e il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano. La sua scelta è stata particolarmente apprezzata dagli esponenti della SVP. Nel gruppo misto, si iscrivono i quattro eletti con Liberi e Uguali, ovvero Piero GrassoFrancesco LaforgiaVasco Errani e la capogruppo uscente Loredana De Petris. Oltre a loro, ci sono due senatori a vita, l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e Liliana Segre, oltre ai due espulsi dai Cinquestelle per via della vicenda dei rimborsi, Carlo Martelli Maurizio Buccarella. Nessun reintegro, dunque, per loro. Ancora da capire cosa faranno invece gli altri due senatori a vita, l’architetto di fama mondiale Renzo Piano e il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia. Domani invece alle 15.30 i gruppi parlamentari si riuniscono ed eleggono formalmente i capigruppo. I giochi sono fatti per Lega e Movimento 5 Stelle. Danilo Toninelli sarà capogruppo al Senato e Giulia Grillo alla Camera per il Movimento 5 Stelle, mentre per la Lega Giancarlo Giorgetti per la Camera e Gian Marco Centinaio al Senato anche se manca l’ufficialità. In Forza Italia, sembra che si continui a puntare sulle donne. Maria Stella Gelmini sarà capogruppo alla Camera, mentre al Senato dovrebbe spuntarla Anna Maria Bernini, al posto di Paolo Romani. Quest’ultimo e Renato Brunetta non hanno particolarmente gradito le recenti scelte del partito. Al momento, Fratelli d’Italia ha deciso di indicare Fabio Rampelli per Montecitorio e Ignazio La Russa per Palazzo Madama, ma si tratta di incarichi provvisori in vista delle scelte delle vicepresidenze di Camera e Senato. Partita apertissima nel Pd, con in pole position i renziani Lorenzo Guerini alla Camera e Andrea Marcucci al Senato. Ma oggi a Radio Radicale il deputato del Pd Francesco Boccia ha chiarito: “Imporre i capigruppo sarebbe sbagliato, Martina sta facendo bene, spero che anche Renzi dia il suo contributo, se invece si usano i muscoli si autorizzano gli altri ad usare i muscoli, e le esperienze di quest’anno ci dicono che è meglio usare la testa anziché i muscoli”. Mercoledì altra giornata cruciale: le camere si riuniscono per eleggere le altre cariche che compongono gli uffici di presidenza di ciascuna camera: vicepresidenti, questori e segretari. Quattro le vicepresidenze per ogni ramo del Parlamento, che dovrebbero essere così distribuite: a Palazzo Madama, una a testa per Pd, Lega, Movimento 5 Stelle e Liberi Uguali; a Montecitorio, andranno a Pd, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Consultazioni e fiducia al nuovo governo

La pausa pasquale potrebbe schiarire un po’ di nubi rispetto ai numeri. Poi, le consultazioni cominceranno ufficialmente il 3 aprile. Come dicevamo, entra in gioco il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui spetterà il ruolo di incontrare le varie delegazioni parlamentari. La delegazione è formata dai capigruppo e dal leader del partito. Finora, il Capo dello Stato ha parlato poco, anche se appena pochi giorni dopo le elezioni aveva lanciato un chiaro invito: “Serve senso di responsabilità, saper collocare sempre al centro l’interesse generale del paese e dei cittadini”. Le consultazioni sono una prassi consolidata, ma in ogni caso non esistono normative che le regolino, né sono previste dalla Costituzione. Una delle ipotesi è che prima di farsi consegnare la lista dei ministri dal presidente del Consiglio nominato, Mattarella possa dare mandato esplorativo al leader della maggiore coalizione, Matteo Salvini per il centrodestra, o del maggior partito politico, Luigi Di Maio per il Movimento 5 Stelle, come fece Giorgio Napolitano con Pier Luigi Bersani del Pd nel 2013. Il Capo dello Stato può affidare l’incarico di formare un governo a chi secondo lui ha maggiori possibilità di ottenere la fiducia. Quando questi lo accetta, presentando la lista dei ministri, è formalmente Presidente del Consiglio, anche se poi non dovesse ottenere la fiducia delle due Camere. In ultimo, dunque, cosa c’è da aspettarsi? L’ipotesi più probabile è che qualora si riesca a formare un governo, questo sarà di breve durata, per superare l’impasse dettato dall’attuale legge elettorale. Sembra certo poi che il Partito democratico voglia tenersi fuori dal gioco delle alleanze di governo e quindi che sia improbabile un asse col Movimento 5 Stelle, che invece le basi dei due partiti sembravano in un primo momento gradire. Il centrodestra non ha i numeri per governare e dovrebbe puntare su appoggi trasversali: al Senato, in attesa che venga assegnato l’ultimo seggio in Sicilia, a causa di un baco nel Rosatellum, la maggioranza è fissata a 160. Il centrodestra conta su 137 senatori, ne dovrebbe trovare altri 25-30 per avere una maggioranza risicatissima. Ancora più complesso è arrivare al “numero magico” per il Movimento 5 Stelle. Intanto, anche dopo l’accordo per l’elezione dei due presidenti delle Camere, sembra prendere piede l’ipotesi di un accordo tra 5 Stelle e Lega, che però dovrebbe rompere col centrodestra. I numeri ci sarebbero largamente a Montecitorio, con 352 deputati, mentre sarebbero ben più esigui a Palazzo Madama, dove l’alleanza inedita conterebbe su 169 senatori.

A cura di Gabriele Mastroleo