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Paola Cortellesi, monologo David di Donatello: la violenza sulle donne

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Photo by Franco Origlia/Getty Images

Paola Cortellesi ha aperto la serata dei David di Donatello con uno straordinario monologo incentrato su un tema sempre più al centro della comune attenzione: la violenza sulle donne.

La 63ª edizione dei David di Donatello, gli ‘Oscar’ del cinema italiano, è stata aperta da lei, Paola Cortellesi. Presentata dal conduttore Carlo Conti, l’attrice romana ha portato sul palco degli studios di Roma un monologo che parla di discriminazione, quella più sottile, difficile da individuare e così capace di avere conseguenze potenzialmente devastanti, conseguenze note oggi giorno con tre semplici parole: violenza sulle donne.

Paola Cortellesi monologo violenza sulle donne

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Photo by Franco Origlia/Getty Images

E’ una sottile discriminazione che parte dal lessico, da un elenco di parole individuato dal giornalista Stefano Bartezzaghi e che hanno la curiosa caratteristica di cambiare totalmente significato se declinate al maschile o al femminile:

“E’ impressionante vedere – ha speigato Paola Cortellesi -come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se decinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco. Che poi, a guardar bene, è sempre lo stesso: un lieve ammiccamento verso la prostituzione.”

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Eh già, forse non ci avete mai fatto caso ma sono tanti i termini che nella loro veste femminile suonano come “mignotta“: “Un cortigiano: un uomo che vive a corte; una cortigiana: una mignotta (…). Un uomo di strada: un uomo del popolo. Una donna di strada: una mignotta” e così via.

Fortunatamente però sono solo parole, vero? Il dubbio però sorge spontaneo anche alla stessa Paola Cortellesi che così, ragionando apparentemente per ipotesi, afferma:

“All’asilo, un bambino maschio potrebbe iniziare a maturare l’idea che le bambine siano meno importanti di lui. Da ragazzo crescere nell’equivoco che le ragazze siano in qualche modo siano di sua proprietà. E poi, da adulto, è solo un’ipotesi eh, potrebbe pensare sia giusto che le sue colleghe vengano pagate meno. E a quel punto non gli sembrerebbe grave neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle, come si fa con la frutta matura, o con le mucche da latte. Se fosse così potrebbe diventare anche pericoloso… La donna adulta, o anche giovanissima, potrebbe essere aggredita, picchiata, sfregiata, dall’uomo che la ama. Uno che la ama talmente tanto da pensare che lei, e la sua vita, siano roba sua. Roba sua e, quindi, può farne quello che vuole…”

Ecco allora che l’attrice romana viene raggiunta sul palco dalle colleghe Jasmine Trinca, Giovanna Mezzogiorno, Isabella Ragonese, Claudia Gerini, Serena Rossi e Sonia Bergamasco che con lei chiudono il monologo. Le attrici recitano frasi che noi donne sentiamo spesso: “brava, sei una donna con le palle”, “chissà quella che ha fatto per lavorare”, “lascia stare sono cose da maschi” e, sorpattutto, “te la sei cercata”.

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“Per fortuna sono soltanto parole” conclude Paola Cortellesi, “ed è un sollievo sapere che tutto questo finora da noi non è mai accaduto”.