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Fallimento Trony: mappa di negozi chiusi e dipendenti licenziati

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Fallimento di 43 punti vendita Trony a causa di un socio: la mappa di negozi chiusi e dipendenti licenziati dopo quanto accaduto in questi ultimi mesi.

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Fallimento Trony (screenshot Youtube)

43 punti vendita chiusi in sei regioni d’Italia, ovvero Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli e Puglia: questo il risultato finale del fallimento di DPS Group, uno dei soci di Grossisti Riuniti Elettrodomestici (GRE), proprietaria dal 1997 di Trony, catena di negozi di elettrodomestici tra le più note con oltre duecento punti vendita in tutta Italia. Una situazione che va avanti da qualche mese e che oggi giunge all’epilogo drammatico per circa 500 persone rimaste senza lavoro. DPS Group ha dichiarato fallimento il 15 marzo scorso, ma per molti dipendenti lo stipendio integrale non arrivava dalla fine dello scorso anno. Il fatto che sotto GRE ci siano più soci e che Trony ceda il solo utilizzo del marchio, lasciando autonomia nella gestione, dovrebbe evitare situazioni come quella della DPS Group, ma ciò nonostante c’è preoccupazione tra i lavoratori.

La mappa dei negozi Trony chiusi: dove si trovano

Tra le sei Regioni, quelle più colpite sono la Lombardia, dove sono a rischio 140 dipendenti con 9 punti vendita fra cui il negozio di San Babila a Milano, e la Puglia, con 120 dipendenti rimasti a casa, dei quali una trentina solo a Bari. Nel capoluogo pugliese si è svolto un sit-in davanti a uno dei tre negozi e in generale preoccupa il destino dei dipendenti di tutti e 13 i punti vendita. In sostanza, se le cose dovessero restare così, in Puglia resterebbe aperto soltanto il punto vendita di Taranto, in mano a Vertex. Solidarietà ai lavoratori Trony baresi è stata anche espressa dal sindaco, Antonio Decaro, che ha assicurato l’intenzione di occuparsi del loro destino. La situazione era peraltro in bilico da diverso tempo, come detto, ma ora preoccupa maggiormente, come spiega Alessio di Labio responsabile nazionale di Filcams Cgil: “L’obiettivo è quello di individuare uno o più soggetti interessati a rilevare i 43 punti vendita. E poi chiedere un incontro sia al Mise e sia al ministero del Lavoro perché ci sarà da gestire la cassa integrazione dei lavoratori”.

Il destino dei 500 lavoratori Trony rimasti a casa

Al sit-in di Bari hanno partecipato in molti nelle scorse ore: “In piazza non c’erano solo i lavoratori” – spiega Barbara Negli, segretaria della Filcams Cgil Puglia, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Agi – “Anche tanti clienti che dovevano ritirare la merce e non sapevano a chi rivolgersi”. Il destino dei lavoratori è il principale interesse dei sindacati in questo momento e si accusa: “I dipendenti sono a casa senza una comunicazione ufficiale ed io ho inviato una mail al curatore fallimentare per avere le necessarie spiegazioni”. Una fortissima preoccupazione per il futuro si evince poi dalle parole di Ivana Veronese, segretaria nazionale Uiltucs: “Siamo molto preoccupati per la situazione di tutto il mercato dell’elettronica e degli elettrodomestici, che subisce la concorrenza del commercio online. Siamo preoccupati per i lavoratori Trony che pagano una gestione aziendale che non ha saputo guardare avanti e che ha cercato di mettere pezze quando era ormai troppo tardi”. La sindacalista osserva: “Purtroppo ora abbiamo molte famiglie che non sanno se avranno un futuro lavorativo e si domandano se il curatore fallimentare riuscirà a vendere i negozi ad altri imprenditori. Per questo chiediamo che la questione sia posta all’attenzione del governo”.

GM