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Quanto costano le baby sitter nel 2018?

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Se è noto che spesso la collaborazione tra una famiglia e una baby sitter si limita ad una collaborazione saltuaria, è bene ricordare che, come per tutti i lavoratori domestici, il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico prevede un’assunzione regolare delle baby sitter con conseguente contratto, definizione delle retribuzioni minime, valorizzazione di vitto e alloggio.

Questi valori cambiano di anno in anno in base alla variazione del costo della vita calcolato dall’Istat. In particolare, per calcolare le variazioni della retribuzione delle baby sitter, si considera l’indice FOI, cioè l’indice che misura il costo della vita per le Famiglie di Operai e Impiegati, rilevato al 30 novembre di ogni anno. Quest’anno l’indice FOI è aumentato di +0,8 e, di conseguenza, anche le tariffe delle baby sitter sono aumentate.

Come ci spiegano gli specialisti però, questo va influire solo sulle famiglie che per le loro baby sitter hanno accordato un salario minimo, mentre se lo stipendio è maggiore, non vi sono variazioni.

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Parlando del salario minimo, anche se ovviamente tutto dipende dal livello, si tratta di aumenti che vanno dai 3 ai 5 centesimi l’ora. Un esempio: una baby sitter inquadrata al livello BS guadagnava € 6,02 l’ora nel 2017, ora guadagnerà €6,06; una tata inquadrata come A Super, riceverà 3 centesimi in più l’ora ( da € 5,36 si passa a €5,39).

Da ricordare che il livello, è quindi la retribuzione, è legato all’età e al numero dei bambini, all’esperienza e formazione della baby sitter (una tata alla prima esperienza e senza formazione specifica che passa il pomeriggio con bambini più grandi può essere inquadrata al livello A), al luogo dove si vive all’orario di lavoro.

Ci sono poi i contributi, anch’essi in aumento:  gli aumenti variano da 2 a 3 centesimi per chi lavora meno di 24 ore alla settimana e sono di 1 centesimo per chi lavora più di 24 ore settimanali. I contributi pagati alla baby sitter dipendono comunque sia da quante ore lavora (se lavora più di 24 ore a settimana il contributo orario è minore) e dal tipo di contratto (se a tempo determinato, i contributi saranno maggiori).

Cambiamento nel 2018  confermato infine relativamente alle indennità previste per il pranzo o la cena della baby sitter: € 1,93 per ogni pasto.

Parallelamente per quest’anno sono state introdotte  dal Governo diverse misure a sostegno della genitorialità. In particolare il voucher baby sitting da non confondere con i voucher che si utilizzavano per pagare la baby sitter. Questo è un contributo economico (fino a 600 euro al mese per 6 mesi) che lo Stato stanzia per le famiglie con determinati requisiti per pagare chi sostituisce i genitori nella cura del bambino. Possono richiederlo le dipendenti pubbliche o private che non abbiano superato gli undici mesi successivi al congedo di maternità; le mamme lavoratrici iscritte alla gestione separata; le libere professioniste e lavoratrici autonome; imprenditrici, artigiane, commercianti che debbano ancora usufruire almeno di un mese di congedo parentale.