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Ragazzo di colore viaggi su un treno senza biglietto: il web si indigna ma è tutta una bufala

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Quella che vi raccontiamo oggi è una storia di indignazione, quel sentimento che il popolo italiano sembra aver deciso di elegere a suo faro guida lungo gli anni bui che stiamo attraversando. Siamo indignati: indignati per le strade sporche, che poi accidentalmente arricchiamo di qualche cartaccia in più. Siamo indignati per il traffico insostenibile, anche se poi capita a tutti di parcheggiare in doppia fila. Siamo indignati per la delinquenza dilagante, se non fosse per quel maledetto poliziotto che ci ha fatto la multa per la doppia fila. Insomma, la nostra è un’indignazione in pieno italian style, proprio come quella provata da Luca Caruso, il solerte passeggero Frecciarossa che ha raccontato via Facebook tutta la sua indignazione per un episodio vissuto sulla tratta Roma-Milano. Un’indignazione che, ovviamente, ha raccolto unplauso senza pari: ben 75mila condivisioni da parte del popolo del web, gli indignati per eccellenza.

La storia raccontata da questo cronista di fortuna è presto detta: un ragazzo di colore, ben vestito, con un Samsung S8 “di ultimissima generazione” viaggia sul Frecciarossa con il biglietto per un interregionale dal costo decisamente inferiore rispetto a quello della tratta che sta percorrendo: 4 euro contro gli 89 richeisti dal Frecciarossa. Il solito “rifugiato” che prova a gabbare noi italiani, popolo che invece a sotterfugi e ragiri non è minimamente avvezzo. Il ragazzo, per aggiungere beffa al danno, addirittura finge di non capire e parlare bene né l’italiano né l’inglese, ci prova insomma e riesce anche a spuntarla, prova, come specifica il solerte cronista, “della totale assenza di certezza della pena che il nostro Paese ha regalato a queste persone che non sono più disponibile a chiamare ‘rifugiati'”.

Una storia perfetta per coltivare il nostro spirito di indignazione, un post con la P maiuscola, di quelli destinati a fare la storia del giornalismo. Qualcosa di strano però accade: Luca Caruso cancella il post. Ma come? Un simile reportage eliminato dal web? Forse c’entra qualcosa il documento firmato dalla capotreno e diffuso dall’ufficio stampa di Trenitalia.

Effettivamente – spiegano dall’ufficio stampa di Trenitalia -, il ragazzo, alla presenza di diverse persone all’interno del vagone, non è stato in grado di comunicare in italiano con la capotreno e il suo inglese era piuttosto stentato. Inoltre, non era fornito di documento di identità e aveva effettivamente mostrato in un primo momento un biglietto per una tratta diversa. Tuttavia, la capotreno, essendosi accorta che la scena destava curiosità tra i passeggeri, ha portato il ragazzo fuori dal vagone per estendere il suo rapporto. In quel momento, si è resa conto che il passeggero aveva estratto il biglietto corretto e valido proprio per quella tratta: un ticket di tariffa standard per il Frecciarossa 9608. Semplicemente, aveva sbagliato posto. Chiarito il malinteso, il ragazzo è stato regolarmente accompagnato nella carrozza e nel posto corrispondente al suo biglietto.

Incredibile dunque ma l’alto esempio di cronaca del signor Caruso, quel sentimento di indignazione più che legittimo era, ahimè, basato su una fake news. Una bufala, un fraintendimento nel migliore dei casi, sulla cui origine però sarebbe interessante riflettere. L’indignazione a cui il popolo italiano sembra oramai così facilmente incline è certo frutto di una sua tendenza allo scorgere le proverbiale pagliuzza nell’occhio altrui piuttosto che la trave nel proprio ma, forse, alla base di ciò c’è anche altro. Siamo un popolo stanco, stremato dalla propria stessa assenza di regole e da una luce in fondo al tunnel che ci sembra impossibile scorgere. Sentimenti difficili con cui convivere e, inoltre, alimentati costantemente da un’informazione che pur di ricevere l’attenzione generale è pronta ad assecondare i più infimi desideri dell’animo italiano.

Incredibile dunque ma l’alto esempio di cronaca del signor Caruso, quel sentimento di indignazione più che legittimo era, ahimè, basato su una fake news. Una bufala, un fraintendimento nel migliore dei casi, sulla cui origine però sarebbe interessante riflettere. L’indignazione a cui il popolo italiano sembra oramai così facilmente incline è certo frutto di una sua tendenza allo scorgere le proverbiale pagliuzza nell’occhio altrui piuttosto che la trave nel proprio ma, forse, alla base di ciò c’è anche altro. Siamo un popolo stanco, stremato dalla propria stessa assenza di regole e da una luce in fondo al tunnel che ci sembra impossibile scorgere. Sentimenti difficili con cui convivere e, inoltre, alimentati costantemente da un’informazione che pur di ricevere l’attenzione generale è pronta ad assecondare i più infimi desideri dell’animo italiano.

Non demoniziamo allora il sgnor Caruso: il suo post altro non è che l’esempio lampante di quel vortice decadente in cui sta sprofondando l’indignato animo italiano.