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H&M, il marchio accusato di razzismo per colpa di una felpa verde, risponde alle critiche

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“Coolest monkey in the jungle”, tradotto “la scimmia più cool nella giungla”. Cinque semplici parole stampate su una felpa verde da appena 7,99£ sono costate al celebre marchio di moda H&M una vera e propria pioggia di proteste.

Sul web sono comparse all’indirizzo del brand vere e proprie critiche al vetriolo, tra cui “H&M è razzista. Bisogna boicottarlo” o “Ancora razzismo superficiale da parte di H&M. Non è niente di nuovo quando di tratta di queste catene di abbigliamento, come anche Abercrombie e Tommy Hilfiger, che hanno una lunga storia di utilizzo dei loro prodotti per trasmettere un messaggio razzista.”. A tal proposito è stato addirittura lanciato l’hashtag #boycottH&M, “boicotta H&M”.

Ma come mai tanto scalpore? La felpa di per sè non sarebbe infatti passibile di critiche se non fosse che sul suo sito internet l’azienda ha deciso di sponsorizzare il prodotto facendolo indossare a un bambino di colore, in un’epoca in cui, ahimè, “scimmia” è un epiteto utilizzato ancora con accezione dispreggiativa nei confronti di persone dalla pelle scura. Una semplice distrazione dunque, una mancanza di tatto costata però assai cara al marchio.

C’è naturalmente stato chi ha provato a illustrare la buona fede del brand ma, come sempre, a fare rumore sono state le voci negative e così H&M non ha potto far altro se non togliere la felpa dal mercato e elaborare il seguente comunicato:

Capiamo che molte persone sono turbate per l’immagine della felpa per bambini. Noi, che lavoriamo da H&M, possiamo solo essere d’accordo. Siamo profondamente dispiaciuti che questa fotografia sia stata fatta, e ci pentiamo dell’attuale stampa. noltre, non solo abbiamo rimosso l’immagine dai nostri canali, ma anche la felpa dalla nostra offerta di prodotti. È ovvio che le nostre trafile non sono state seguite in modo appropriato. Questo è indubbio. Investigheremo molto sul perché questo è avvenuto, per evitare che questo tipo di errore accada di nuovo

Polemica finita qui? A quanto pare no dato che anche alcuni vip sono intervenuti sul tema, tra questi persino il cantante The Weeknd, che aveva collaborato con il brand creando per H&M ben due collezioni, entrambe ora sparite dal e-shop del marchio. “Mi sono svegliato scioccato e imbarazzato da questa foto. Sono profondamente offeso e non lavorerò più con H&M”, ha scritto il rapper su Twitter, seguito da molti che hanno persino rivisitato lo scatto incriminato ponendo una corona sulla testa del bambino e cambiando la discussa scritta sulla felpa in “Re più cool del mondo”.

I peggiori risvolti si sono però verificati in SudAfrica dove gli store H&M sono stati presi di mira da manifestazioni e veri e propri atti vandalici da parte degli Economic Freedom Fighters, gli esponenti del secondo partito di opposizione nel territorio sudafricano, il cui leader, Julius Malema, ha così commentato lo scandalo della pubblicità di H&M:

Non ci scusiamo per quello che i combattenti hanno fatto contro il negozio chiamato H&M. Non possiamo permettere che l’umiliazione dei neri continui. Nessuno dovrebbe fare battute sulla dignità della gente nera

E pensare che a smorzare le polemiche aveva provato nientemeno che la madre del modello Liam, Terry Mango, pronta a spiegare come nulla di scandaloso fosse accaduto al figlio:

ho assistito a tutti gli scatti fotografici che gli sono stati fatti, anche a quello su cui tutti sembrano avere un’opinione. Il mio bambino ha indossato centinaia di capi. Tutta ipocrisia quella di chi si è indignato, smettetela di piangere per mio figlio: non ce n’è bisogno

Niente da fare però, la polemica sembra sfuggita di mano e, come sempre più spesso accade, la felpa sembra non esser divenuta che il pretesto per alimentare uno sdegno latente covato troppo a lungo. Il mondo ha bisogno di indignarsi e quando capita il pretesto buono non ci si ferma certo alla semplice critica.