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Confessione shock in un tema: “sono stata stuprata da papà”

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“Scrivi una lettera a tua madre confessandole ciò che non hai il coraggio di scriverle”.

E’ la traccia di un tema assegnato alla prima di un istituto superiore di Cassino, uno dei tanti che si fanno durante l’anno scolastico ma che per una giovanissima studentessa è divenuta l’occasione per lanciare un grido d’aiuto.

Come si può leggere sul numero di Il Messaggero oggi in edicola, una ragazzina, che chiameremo con il nome di fantasia di Giulia, ha deciso di impugnare la penna per raccontare un dramma che viveva oramai da mesi: sei mesi, per la precisione, di abusi da parte del padre.

Sono stata stuprata da papà, la prima volta fu un giorno in cui non mi sentivo molto bene e non sono andata a scuola. Così, ogni volta che rimanevamo io e lui da soli, a casa, anche per 5 minuti, risuccedeva.

Lette simili parole il dirigente scolastico e la professoressa hanno subito avvertito la madre, dando il via alle indagini che hanno portato all’allontanamento da casa del padre che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Lette simili parole il dirigente scolastico e la professoressa hanno subito avvertito la madre, dando il via alle indagini che hanno portato all’allontanamento da casa del padre che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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Grazie alle approfondite verifiche svolte è però emerso anche un precedente interno alla medesima famiglia. Giulia ha infatti due sorelle la più grande delle quali, oggi ventenne, è stata vittima anni or sono di un episodio simile a quelli vissuti poi ripetutamente dalla sorella più giovane. A raccontare ciò è stata la stessa madre delle ragazze che ha poi aggiunto come il marito avesse all’epoca gurato “che non si sarebbero più verificati fatti analoghi”. Promesse delle quali, ahimè, ci si è fin troppo fidati.

Quello che poi è successo nelle ultime ore aggiunge dramma al caso: il papà della presunta vittima, allontanato dalla casa familiare subito dopo la confessione, è stato trovato impiccato vicino ad una chiesa nei pressi di Cassino, dove si trovava munito di un braccialetto elettronico.

La guardia penitenziaria, questo era l’impiego del papà della ragazza,  ha usato uno spago bianco da imballaggio agganciato alla sommità di una grata e si è impiccato, forse schiacciato dai sensi di colpa verso le figlie che non ha saputo difendere, soprattutto dalla sua ossessione.