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“C’è Luisa?” La domanda in codice per salvare le ragazze vittime di molestie nei bar svizzeri

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In Germania e Gran Bretagna si chiede di una certa “Angela”, in Québec si preferisce invece ordinare un cocktail Angelot. Da qualche settinana nella città svizzera di Winterthur, nel Cantone di Zurigo, le donne potranno chiedere di una tale “Luisa“. Di che cosa stiamo parlando? Delle frasi in codice che diversi bar, club e discoteche di alcuni Paesi hanno introdotto come campanello di allarme per le molestie sessuali.

Se una donna viene importunata, si sente a disagio o, per qualsaisi motivo, ha bisogno di aiuto, può semplicemente recarsi da un membro del personale e recitare la frase prestabilità dall’apparenza totalmente banale. I dipendenti dei locali aderenti all’inizativa sanno che in simili circostanze devono subito attivarsi, informando la sicurezza, chiamando un taxi e, se necessario, la polizia.

Si tratta di un modo semplice e al tempo stesso efficace per far sentire le ragazze a proprio agio e sicure in quei luoghi che, anche per loro, dovrebbero essere sinonimo solo di divertimento. Come spiega la portavoce dell’associazione bar e club di Winterthur, Kajo Böni, chiedere “c’è Luisa?” è un qualcosa di immediato, un gesto che la danna vittima di molestie può compiere senza dover pensarci troppo su e con tutta la discrezione che permette di risolvere la situazione ben prima che possa degenerare.

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Un’iniziativa brillante che ci auguriamo possa trovare spazio anche nel nostro Paese, così che le serate all’insegna dello svago possano essere spensierate per le donne così come per gli uomini.