Home Attualità

Addio a Marina Ripa di Meana: il ricordo della figlia Lucrezia e il video testamento

CONDIVIDI

marina ripa di meana

Si è spenta a 76 anni Marina Ripa di Meana. Dopo aver combattuto per 16 anni contro il cancro, l’eccentrica signora dei salotti e delle copertine, se ne è andata alla vigilia dell’Epifenia. Marina Ripa di Meana si è spenta nella sua casa, circondata dall’affetto dei suoi cari con cui aveva trascorso il giorno di Natale come testimonia una foto pubblicata su Instagram dalla figlia Lucrezia Lante della Rovere. “Mia madre ha combattuto la malattia come una guerriera e sarà un grande esempio per me, per le mie figlie e per tutti noi. Mamma, mi mancherai!”, ha fatto sapere la figlia. Cordoglio anche da parte di Barbara D’Urso che aveva spesso ospitato Marina nelle sue trasmissioni: “Sei stata una leonessa, nella vita e nella tua guerra contro la malattia. Geniale, anticonformista, coraggiosa, hai sempre detto quello che pensavi. Ti abbiamo amata e ti ameremo per questo. Ciao Marina!”. Caterina Balivo, invece, ha scritto: “Quante cose che mi hai raccontato, mi divertivo a “sfruguliarti” su Isabelle Huppert che piaceva a tuo marito, hanno provato sempre ad imitarti a criticarti ma… tu sei unica, grande guerriera, femmina fino alla fine”. 

IL TESTAMENTO DI MARINA RIPA DI MEANA

Il TG5, nell’edizione delle 20, ha diffuso un filmato inedito in cui Marina Ripa di Meana, ormai senza forze, affida Maria Antonietta Farina Coscioni le sue ultime volontà. Un video testamento registrato nella casa in cui Marina Ripa di Meana si è poi spente. Ecco le ultime volontà di Marina Ripa di Meana che potete guardare cliccando qui. “Dopo Natale le mie condizioni di salute sono precipitate. Il respiro, la parola, il mangiare, alzarmi: tutto, ormai, mi è difficile, mi procura dolore insopportabile: il tumore ormai si è impossessato del mio corpo. Ma non della mia mente, della mia coscienza. Ho chiamato Maria Antonietta Farina Coscioni, persona di cui mi fido e stimo per la sua storia personale, per comunicarle che il momento della fine è davvero giunto. Le ho chiesto di parlarle, lei è venuta. Le ho manifestato l’idea del suicidio assistito in Svizzera, ma lei mi ha detto che potevo percorrere la via italiana delle cure palliative con la sedazione profonda. Io che ho viaggiato con la mente e con il corpo per tutta la mia vita, non sapevo, non conoscevo questa via. Mi ha anche spiegato che posso essere assistita qui a casa. Posso scegliere d’intraprendere quest’ultimo, definitivo tratto di strada della mia vita, tra i miei affetti più cari, i miei amici, il mio mondo. Ora lo so, grazie a lei e a chi, lei, ha voluto parlasse con me, una dottoressa palliativista, donna dolce, forte che ha confermato, approfondito e mi ha ulteriormente spiegato quanto mi era stato detto. Ora so che non devo andare in Svizzera. Vorrei dirlo a quanti pensano che per liberarsi per sempre dal male si sia costretti ad andare in Svizzera, come io credevo di dover fare. È con Maria Antonietta Farina Coscioni che voglio lanciare questo messaggio, questo mio ultimo tratto: per dire che anche a casa propria, o in un ospedale, con un tumore, una persona deve sapere che può scegliere di tornare alla terra senza ulteriori e inutili sofferenze. Fallo sapere, Fatelo sapere”.