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Irene è morta come non avrebbe voluto: l’appello del marito perché non succeda mai più

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Illustri rappresentanti del popolo italiano a 30 anni si può continuare a vivere sapendo che la morte è vicina? La nostra storia dimostra di sì.

Inizia così l’appello di Andrea Curiazi, diffuso dalle pagine social dell’Associazione Luca Coscioni, EutanaSia Legale e di Marco Cappato.

Andrea ha deciso di compiere il desiderio della sua Irene, trasformare la sua sofferenza in un aiuto per chi si trovava nella sua stessa situazione e, dato il triste finale della storia di Irene, far sì che nessuno debba vivere gli stessi drammatici momenti.

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Quella raccontata da Andrea però è innanzi tutto una storia d’amore: amore tra lui e sua moglie, certo, ma soprattutto amore di quest’ultima per la vita.

Aveva 28 anni Irene quando ha scoperto di avere il cancro. La diagnosi parlava di un adenocarcinoma polmonare giunto già al quarto stadio, non certo tra le diagnosi migliori che si potevano ricevere ma Irene non si è arresa, non ha permesso al dolore e alla sofferenza di toglierle la vita che amava. Nonostante le cure pesanti e l’incedere doloroso del male Irene ha viaggiato, si è sposata, ha adottato un cane, insomma ha vissuto.

E’ arrivato però un giorno in cui vivere non era più possibile. E’ questo che Irene non ha accettato, l’impossibilità di vivere la sua vita. Qui allora ha deciso che era il momento di fare l’ultimo passo, quello che avrebbe impedito alla malattia di potarle via la vita: morire ma alle sue regole.

Così Irene, che aveva già contattato la clinica Dignitas nel gennaio 2016, ha fatto richiesta di assistenza al suicidio nell’agosto 2017 e ha contattato Marco Cappato al ritorno da un viaggio in camper in Nord Europa. L’iter avviato però richiedeva tempo, troppo tempo, quel tempo che Irene non aveva più.

Quell’ultima scelta di vita dunque Irene non ha potuto farla: si è spenta il 24 agosto, due giorni dopo aver concluso le procedure per ottenere l’aiuto medico alla morte volontaria in Svizzera, uccisa da quell’adenocarcinoma polmonare diagnosticato al quarto stadio appena 2 anni prima. Due anni vissuti con amore per la vita ma conclusi come lei non avrebbe voluto, con sofferenza, paura e senza che quella vita le appartanesse più.

Irene è oggi il volto dell’Associazione Coscioni e della battaglia per l’eutanasia. Lei non può più raccontare, non può più spiegare ma a prestargli la voce c’è Andrea, il marito guidato dall’amore che li univa, un amore reciproco ma soprattutto un’amore per la vita e la libertà, quella che Irene avrebbe voluto avere “fino alla fine”.