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Sbaglia la causale del bonifico per l’acquisto della casa del fratello: l’errore costa 58mila euro

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Doveva essere un’operazione semplice, il classico giro di soldi in famiglia che mira a dividere gli averi dei genitori in parti uguali tra due figli. Per la signora protagonista della storia di oggi però quella che doveva esser una semplice compravendita con il fratello si è trasformata in un vero e proprio incubo a causa di un banale errore sulla clausola del bonifico effettuato.

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Vediamo di capire meglio quanto accaduto. Tutto ha avuto inizio con un accertamento del Fisco scattato a causa di una discrepanza tra la somma pagata dalla signora per l’immobile e il suo reale prezzo: il prezzo di vendita era infatti di 270mila euromentre la signora ha acquistato dal fratello ad appena 120mila euro.

A metterci il carico da novanta è stata poi uan distrazione del notaio: sarebbe bastato attendere altri sei mesi e sarebbero scattati i 5 anni tra l’acquisto e la vendita che avrebbe liberato l’operazione dall’obbligo di dichiarare la plusvalenza.

Fatta la frittata comuque la protagonista della storia, che da questa operazione non ha guadagnato nulla e non ha evaso alcuna tassa, le ha provate davvero tutte per dimostrare la sua buona fede: 3mila euro spesi tra notaio e registrazione in Agenzia per un atto di rettifica del prezzo di acquisto dell’immobile e di quietanza, che attesta il conguaglio del prezzo con due bonifici successivi alla vendita, rispettivamente di 90mila e 70mila euro. I prezzo dell’immobile era dunque stato nei fatti ampiamente compensato ma oramai gli ingranaggi del fisco si erano attivati e nulla poteva più fermarli.

Secondo l’Agenzia infatti, “il riferimento preciso alla compravendita nella causale dei bonifici fosse elemento indispensabile per dimostrare il maggior valore dell’acquisto”.

La sanzione stabilita ammonta a 57.807 euro e la contribuente si trova ora a un bivio: aprire il portafoglio e arrendersi alla socnfitta, pagando subito una sanzione ridotta a un terzo, quasi 20mila euro, risununciando ovviamente alla possibilità di presentare ricorso, oppure scegliere lquest’ultimo, pagare subito 25mila euro e incrociare le dita, sperando di farsi dare ragione da un giudice. Una decisione da prendere rapidamente dato che dal 31 ottobre, e per ogni giorno, scattano ulteriori interessi al tasso del 4% e la compravendita rischia sempre più di divenire una vera e propria tragica remissione.

Staremo a vedere come la storia andrà a finire ma una certezza possiamo già averla: il volto peggiore del Fisco, quello che punisce i contribuenti più corretti aggrappandosi a cavilli e si la scia poi sfuggire i veri truffatori, si è ancora una volta manifestato.