Omicidio Varani: Marco Prato si è tolto la vita in carcere

“Uccidere per vedere che effetto fa”. Questo l’assurdo movente di uno degli omicidi più efferati dela storia italiana, quello consumatosi a Roma nel marzo 2016. A morire fu Luca Varani, ventitrenne, e ad ucciderlo furono secondo i primi responso giudiziari, Manuel Foffo, 29 anni, e Marco Prato, trent’anni.

Rimarrà però deluso chi credeva che l’epilogo di questa storia sarebbe stato affidato alle autorità e ai processi. Un doloroso capitolo mancava infatti per concludere l’orrore: il suicidio di uno dei due assassini.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE –> Marco Prato: così lo descrivono i suoi amanti

Marco Prato morto suicida in carcere

Le guardie del carcere di Velletri (Roma) hanno infatti trovato questa mattina Marco Prato morto nella sua cella. Il ragazzo si sarebbe tolto la vita con un sacchetto di plastica in testa, proprio il giorno prima di una delle udienze del suo processo. A differenza di manuel Foffo, che aveva scelto il rito abbreviato e che sta scontando una condanna a trent’anni di carcere, Marco Prato aveva optato per il rito ordinario.

Un autopsia chiarirà la dinamica della morte per quanto, dalle prime testimonianze, il gesto suicida risulta alquanto ovvio. In una lettera Marco spiega il perché di una scelta tanto estrema e dolorosa, parlando di un assedio mediatico e di tante menzogne dette sulla sua persona.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE –> Marco Prato, ecco come commentò la strage del Bataclan a Parigi  

Marco Prato aveva sempre professato la sua innocenza, dichiarandosi a sua volta vittima, succube di quello che tutti ritraevano come suo semplice complice, Manuel Foffo.

Quel festino a base di sesso, alcol e droga durato per oltre due giorni e culminato con un assurdo desiderio di morte si era consumato nella casa di Foffo in via Giordani, al Collatino, nella periferia Est di Roma. Lì era stato invitato Luca Varani, uno dei pochi a rispondere ai messaggi inviati dai ragazzi che invitavano i conoscenti ad unirsi alla festa. Al suo arrivo fu drogato, seviziato e poi ucciso. Ma in quell’appartamento, a quanto pare, fu più di una vita a spegnersi: quella di Luca, dei suoi familiari e, ironia della sorte, anche dei suoi uccisori.

Da leggere