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Dai lager nazisti a Faggeto Lario: una cartolina del ’44 ci riporta al Terzo Reich

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Era un giorno qualunque, pioveva forte e Valentina Romano, 42 anni, docente di italiano e latino al liceo scientifico “Paolo Giovio” di Como, stava andando a lavoro. L’occhio le cade però su un pezzo di carta n po’ stropicciato, abbandonato nel fango. L’istinto le dice che non può ignorare il piccolo oggetto apparentemente insignificante, così si inchina e lo raccoglie. Ci vogliono pochi secondi, giusto un colpo d’occhio per notare qualcosa di davvero particolare: il timbro blu con l’acquila e la svastica del Terzo Reich.

E’ così che questa insegnante un tempo sconosciuta è divenuta famosa nel mondo del web, per aver ritrovato una cartolina proveniente direttamente da un lager nazista.

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La cartolina del ’44 direttamente dal Terzo Reich

Valentina capisce subito più che bene il valore della missiva e così, sapendo che spesso i suoi alunni vanno a scuola con edizioni dei Promessi Sposi appartenute ai loro nonni, chiede se quella cartolina appartenga a qualcuno, se magari non sia scivolata via da qualche vecchio libro. Nessuno però sembra rivendicare la proprietà dell’oggetto e così l’insegnate si rivolge al web con un post sul suo profilo Facebook.

Oggi, mentre camminavo sotto la pioggia lungo via Pasquale Paoli per entrare al Giovio, liceo in cui insegno, ho trovato per terra questa cartolina, o forse è questa cartolina che ha scelto di trovare me per regalarmi un’emozione tanto forte quanto inaspettata. È datata 17 ottobre 1944 ed è stata spedita col servizio postale tedesco da Breslau (Breslavia), città della Polonia allora sotto il Terzo Reich, come attesta sulla cartolina il timbro con l’aquila nazista. A scrivere è un certo Roberto Bianchi, che la indirizza al padre Cesare che vive a Faggeto Lario.
Ne riporto la trascrizione (inserendo solo i segni di punteggiatura, che per lo più mancano) e con beneficio del dubbio su qualche parola poco leggibile.“Cari genitori,
dopo un lungo silenzio eccomi ha voi col farvi sapere che mi trovo in un altro sito ove qui lavoro la terra. Sono in aperta campagna in case di contadini. Mangiare non me ne manca, perciò non preocupatevi di nulla che sto veramente bene. Vorrei così sperare che godiate voi di così buona salute, così come anche dei nonni. E così pure di me non datevi pensiero se tarderà la posta. Come certo sapete sono momenti (?) poco critici per tornare a casa. Pensate ha tirare avanti più bene che potete la vita, certo sì tanto dura. Raccomando te, mamma, di non strapazzarti di lavoro e così pure anche te, babbo.
Sempre vi sono vicino col pensiero. Non mi resta così che mandarti un bacio, ha te cara mamma e caro babbo, fiducioso che mi presto ritorno fra voi, miei cari”.Mi piacerebbe se i miei amici di Facebook e in particolare i miei amici giornalisti, Davide Cantoni e Paolo Moretti, mi aiutassero con le loro conoscenze a restituire questa cartolina ai familiari delle persone menzionate.
Nel caso in cui non si facesse vivo nessuno a reclamarla, vorrei tenerla io: credo che le cose non accadano mai per caso, e mi piace pensare che, per come sono fatta e per il lavoro che faccio, oggi questa cartolina dovesse capitare proprio a me

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A farsi vivo dopo un po’ è stato Romano Bianchi, 74 anni, cugino del Roberto autore della cartolina.

La cartolina si trovava nella casa di mio cugino. Una settimana fa la signora che ora è subentrata nell’appartamento ha svuotato tutto: mobili, armadi, libri e vecchie scartoffie. La cartolina sarebbe finita in discarica se non fosse volata via dal camion dell’immondizia e l’insegnante non l’avesse trovata

Romano scioglie così il mistero della cartolina e fa conoscere al mondo e a Valentina la storia di questo ragazzo classe 1924, confinato nei campi della periferia di Breslavia, in Polonia, e tornato dopo la guerra a Faggeto Lario, dove si è sposato e ha vissuto sino alla sua morte divenendo il postino della zona.

Era molto generoso e disponibile. Un ragazzo che come tanti all’epoca non aveva potuto studiare ma sapeva conquistare tutti con il sorriso e con la sua fisarmonica. Era molto orgoglioso del suo lavoro, diceva di sentirsi onorato perché era il custode delle lettere dei paesani.

Una bella storia dunque, riemersa nel fango di una mattina di ottobre e, fortunatamente, capitata nelle mani di chi non solo ha avuto la sensibilità storica per apprezare quanto trovato ma anche quella umana per capire quanto sentimento potesse esserci dietro parole scritte più di 70 anni fa.

Fonte: huffingtonpost.it