La conoscenza degli altri: dall’empatia alla teoria della mente

Avere coscenza di sè e avere coscenza del mondo: due capacità che non sono innate nell’essere umano ma che si sviluppano anno dopo anno.

La nostra psicologa, Teresa Benedetti, ci spiega come nascono e crescono simili qualità nel bambino. Parliamo di empatia.

abbraccio

Parallelamente allo sviluppo del sé nel bambino si sviluppa anche la capacità di capire le altre persone. La distinzione di sé dall’altro è un processo lungo e lento che coinvolge gran parte dell’infanzia e avviene attraverso il passaggio di due processi: da uno stadio “egocentrico”, in cui si ha la difficoltà del bambino a considerare punti di vista differenti dal proprio, ad uno che gli consenta di diventare capace di valutare che gli altri hanno proprie opinioni che possono essere diverse delle sue. Questa percezione è inizialmente rigida, infatti, il bambino è in grado di considerare le diverse opinioni, ma solo in successione e non simultaneamente. Successivamente diventa in grado di pensare alle opinioni degli altri in modo astratto, ossia non vengono più collegate ad individui specifici, ma formulate come punti di vista attribuiti a gruppi sociali. Si viene a creare il concetto di altro generalizzato.

Un altro fattore molto importante è lo sviluppo della capacità di comprendere gli stati emotivi degli altri, la capacità di provare empatia (reazione emozionale di una persona verso i sentimenti provati da un’altra). E’ possibile individuare quattro differenti tipi di empatia:

* Empatia globale (1 anno): il bambino è in grado di identificarsi con l’emozione a cui assistono (piangere quando piange un altro bambino), in questo caso l’emozione è involontaria e indifferenziata.

* Empatia egocentrica (2 anni): il bambino offre in modo spontaneo aiuto all’altro, l’aiuto offerto consiste in ciò che essi desidererebbero come conforto.

* Empatia per i sentimenti altrui (3 anni): emerge il concetto di assunzione di ruolo che permette al piccolo di acquisire la consapevolezza che i sentimenti dell’altro possono essere diversi dai propri.

* Empatia per la condizione esistenziale dell’altro (tarda infanzia): il bambino inizia a rendersi conto che i sentimenti dell’altro non sono necessariamente dovuti ad una situazione momentanea.

Si può perciò dire che l’empatia è formata da 3 componenti: la facoltà del bambino di provare emozioni; la capacità cognitiva di distinguere le emozioni degli altri; e la capacità cognitiva di accettare il punto di vista e il ruolo delle altre persone. Lo sviluppo ottimale dell’empatia si ha in un ambiente che sia in grado di soddisfare le necessità emotive del bambino, che favorisca la sperimentazione di un’ampia gamma di emozioni, e che sia in grado di fornire al piccolo varie opportunità di osservare la recettività degli altri.

La consapevolezza che gli altri pensano e provano emozioni diventa sempre più coerente con il passare del tempo. La capacità di immaginare degli stati mentali negli altri è un segnale che il bambino possiede una “teoria della mente”. Essa consente al piccolo di spiegare eventi ed azioni degli altri, postulando l’esistenza di “entità” invisibili quali desideri e convinzioni. Tale teoria può essere considerata uno stratagemma per comprendere il comportamento sociale. Con il passare degli anni diventa sempre più complessa ed è intorno ai 4 anni che questo diventa più evidente. In questo periodo infatti i bambini iniziano a comprendere che gli altri possono avere delle convinzioni che non corrispondono in maniera esatta alla realtà e che il loro comportamento rispecchierà queste false credenze. Fino ai 4 anni il bambino pensa che esista un mondo solo, che corrisponde alle sue esperienze, e che gli altri agiranno nel modo da lui voluto. Intorno ai 4 anni sviluppa una nuova capacità cognitiva che lo porta a riconoscere che tutto ciò che è presente nella nostra mente è solo una rappresentazione della realtà. L’acquisizione ti questa teoria è legata 3 aspetti:

1. L’autoconsapevolezza: capacità di riferirsi ai propri stati mentali

2. La capacità di fingere o simulare: il bambino dal secondo anno inizia a giocare a giochi di finzione (giocare con le bambole)

3. La capacità di distinguere tra realtà e finzione: capacità di comprendere che gli altri non costituiscono un prolungamento dei loro desideri permette al piccolo di non confondere più gli stati mentali degli altri con i proprio.

Per concludere, questa teoria è fondamentale per il bambino perché gli consente di analizzare gli altri, e non più solo se stesso, di vedere gli altri come esseri che pensano e sentono distinti da sé.

Teresa Benedetti

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