Stalker… parte II!

Dopo averci spiegato in che cosa consiste lo stalking e i problemi che una simile molestia può creare a chi ne è vittima, Francesco Grappone, nostro psicologo di fiducia, ci illustra come la cosa viene invece vissuta dal molestatore.

Impariamo allora a conoscere uno stalker e, soprattutto, a difenderci dalle sue “indesiderate attenzioni”.

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Lo stalking è una forma di agguato mentale in cui l’aggressore ripetutamente, inavvertitamente e violentemente irrompe nella vita della vittima con la quale non ha relazioni di sorta. In aggiunta, ogni singolo atto di aggressione non possono essere la causa del trauma se non tutti presi insieme

Come abbiamo visto la settimana scorsa, gli effetti dello stalking sulla vittima possono essere estremamente pesanti. Al contrario, lo stalker mette in atto tutta una serie di atteggiamenti persecutori perché questo gli provoca piacere. Lo stalker tende ad entrare in uno stato di vera e propria eccitazione quando mette in pratica determinate condotte e la persecuzione rappresenta una forma di continuazione della relazione con la vittima perché la perdita viene vissuta come intollerabile e troppo destabilizzante. Nella mente del molestatore, quindi, la vittima ha la funzione di compensare le sue carenze personali e affettive.

Sebbene lo stalker non sia inquadrabile in una precisa categoria diagnostica, sono state osservate alcune caratteristiche comuni ad una percentuale significativa di molestatori:

  • Frequentemente che chi commette atti di stalking ha un “modello di attaccamento preoccupato”, che si caratterizza per la continua ricerca di approvazione da parte dell’altro al fine di potenziare un’autostima bassa e compromessa. E’ una persona che ha avuto quindi una relazione con i genitori o con chi si è preso cura di lui, molto contraddittoria.

  • Sono spesso presenti, negli stalker, diverse caratteristiche tipiche della personalità borderline:

  • comportamento aggressivo;

  • comportamento autolesivo;

  • forte alternanza tra una tendenza a svalutare l’altro e poi a idealizzarlo.

  • Il molestatore ha caratteristiche comportamentali con marcati tratti paranoidi ed un elevato livello di sospettosità (gelosia ossessiva).

  • Gli stalker si caratterizzano per la presenza di importanti tratti narcisistici marcatamente patologici. Sono molto “sensibili-insensibili” al rifiuto e ai sentimenti di vergogna ed umiliazione che ne derivano. La rabbia e la totale svalutazione della vittima sono i modi con i quali il molestatore si difende da tutto questo.

Quello che frequentemente accade, inoltre, soprattutto nei Paesi di cultura latina (ma il fenomeno è comunque esteso) è che determinati segnali vengano inizialmente giustificati, sottovalutati o comunque ritenuti normali per la cultura di appartenenza. Basti pensare a quanto sia presente, nell’immaginario collettivo, la figura del corteggiatore insistente che alla fine riesce a conquistare la sua amata, o la figura dell’innamorato abbandonato che riesce, alla fine, a convincere la sua ex a tornare con lui. Film e letteratura sono pieni di queste figure. I dati statistici dicono che mentre gli uomini stalker cercano solo le donne, queste ultime, invece, cercano altre donne.

I contesti in cui lo stalking si manifesta con maggior frequenza sono:

  • nel 55% circa nella relazione di coppia;

  • nel 25% circa in condominio;

  • nel 5% circa in famiglia (figli/fratelli/genitori);

  • nel 15% circa sul posto di lavoro/scuola/università.

La caratteristica clinica predominante nello stalking è la “fissazione” che il molestatore matura nei riguardi del suo “oggetto d’amore” ipotetico. E’ quindi fondamentale imparare a difendersi ed esistono alcune regole che è importante conoscere ed applicare:

  1. per prima cosa il problema va riconosciuto come reale e non va negato. Sottovalutare il problema non fa altro che aiutare lo stalker nel suo intento. E’quindi importante informarsi sull’argomento per comprendere le dinamiche basilari del fenomeno;

  2. se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Non è buona cosa interagire con lo stalker consigliandogli, per esempio, di farsi curare da qualcuno oppure arrabbiandosi con lui o anche solo restituendogli un regalo. Tutti questi segnali verrebbero comunque letti come fonte di interesse da parte della vittima nei riguardi dello stalker. Le risposte ambigue, quindi, devono essere bandite;

  3. sarà molto importante cambiare la propria routine facendo le cose in orari diversi dal consueto e frequentando il più possibile posti affollati, evitando luoghi isolati. In alcuni casi la presenza di un cane da guardia può fungere da ottimo deterrente;

  4. non è consigliabile cambiare numero di telefono, perchè questo potrebbe aumentare il livello di rabbia del molestatore E’ consigliabile l’attivazione di una seconda linea telefonica lasciando che la vecchia linea vada piano piano a morire, silenziando il telefono e rispondendo sempre meno. E’ anche consigliato l’acquisto di una segreteria telefonica e di qualsiasi mezzo possa aiutare la vittima a produrre una sufficiente mole di prove;

  5. è importante avere sempre un cellulare a portata di mano per chiedere aiuto qualora ce ne fosse bisogno;

  6. se si crede di essere seguiti o pedinati, dirigersi direttamente alla polizia senza fermarsi da amici o conoscenti;

  7. la rabbia e la paura, nella vittima, non dovrebbero mai avere il sopravvento. L’indifferenza sembra essere la strategia migliore anche se è comprensibile che in situazioni del genere i livelli di stress siano elevati. Lo stalker infatti si “nutre” della paura della vittima, ma anche delle reazioni rabbiose e/o fisiche che la vittima può avere, a volte, nel tentativo di difendersi.

Francesco Grappone

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