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Attaccamento: non è uguale per tutti

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Continuiamo il nostro viaggio verso la conoscenza dello speciale legame madre-figlio, l’attaccamento, come ci ha spiegato Teresa Benedetti. La nostra psicologa ci illustra oggi come ne esistano divers etipologie e quanto esse incidano poi ul genitore che il bambino diverrà in futuro.

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Perché esistono differenti tipi di attaccamento? Secondo la Ainsworth questo dipende dalle esperienze di interazione con la madre o, meglio, dal livello di sensibilità e dalla sua capacità di mettersi in relazione con il piccolo durante i primi mesi di vita. Alcuni studi hanno mostrato che le madri sensibili ai segnali emessi dal loro bambino durante l’allattamento, il gioco faccia a faccia, il contatto fisico e le situazioni d’angoscia, avranno un bambino con attaccamento sicuro, mentre le madri poco sensibili nel gestire il neonato indurranno uno dei due tipi di insicurezza.

Attaccamento: a ognuno il suo

Ogni tipo di attaccamento può essere associato ad un particolare tipo di cure materne ricevute, si avranno quindi:

  • Tipo B (sicuro): le madri sono in grado, con facilità, di recepire i segnali di comunicazione inviati dai loro piccoli, e sono in grado di rispondere prontamente e adeguatamente. Sono sensibili e affettuose.
  • Tipo A (insicuro/evitante): le madri sono poco disponibili, da un punto di vista psicologico, cioè non sono in sintonia con i segnali del bambino e lo trascurano.
  • Tipo C (insicuro/resistente): le madri sono incostantemente poco sensibili: a volte rispondono in modo positivo altre volte in modo negativo respingendo il piccolo quando chiede attenzione.

Non è però da escludere che anche altri fattori giochino un ruolo importante nello sviluppo dei diversi tipi di attaccamento, uno di questi è senza dubbio il carattere del bambino e quello che viene definito “l’effetto –bambino” cioè l’influenza che le caratteristiche proprie del piccolo esercitano sul comportamento della madre a partire dalla nascita.

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E’ stato inoltre dimostrato che, a partire dai tipi di attaccamento, è possibile predire le differenze individuali nei successivi periodi della vita. I bambini classificati come sicuri nel prima anno di vita, saranno, negli anni successivi, più maturi e capaci in varie funzioni sociali e cognitive (autostima, conoscenza di sé, socievolezza, indipendenza, maturità nel gioco, curiosità) rispetto ai bambini classificati come insicuri.

E’ importante ricordare che l’attaccamento non si limita solo ai primi due anni, ma la sua formazione e la sua gestione interessa l’intero arco di vita, gli attaccamenti proseguono nella vita adulta anche se cambiano le circostanze che li provocano. Si è dimostrato che esiste una continuità intergenerazionale nelle esperienze genitoriali: si ha una forte probabilità che le cure ricevute da una madre da parte della propria madre, ed il tipo di attaccamento che si è successivamente formato, influenzino la formazione degli attaccamenti da parte del figlio. Si possono quindi individuare tre differenti posizioni genitoriali rispetto all’attaccamento:

  • Autonomi: questi soggetti parlano della loro infanzia in modo aperto e coerente, riconoscendo le esperienze sia positive che negative
  • Rifiutanti: questi soggetti sembrano dissociarsi dalle caratteristiche emotive della loro infanzia, non riconoscendo le esperienze negative.
  • Preoccupati: queste persone sono troppo coinvolte dai loro ricordi, appaiono confusi e incoerenti quando ricordano.

Si può affermare che il modello operativo interno della madre e le sue esperienze di attaccamento tendono ad influenzare il suo modo di interagire con il figlio e il tipo di attaccamento che svilupperà nei suoi confronti. Quindi madri autonome tenderanno ad avere bambini sicuri, madri rifiutanti avranno bambini insicuri e madri preoccupate avranno bambini resistenti.

Teresa Benedetti

teresabenedetti@yahoo.it

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