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Sexting, capitolo 2: tutto quello che c’è da sapere

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Dopo aver scoprto in che cosa consiste il sexting, lo psicologo Francesco Grappone ci fa andare più addentro l’argomento e ci spiega tutti i pro e i contro di questa intima attivita.

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I segreti del sexting

Vanno ora affrontate tutta una serie di tematiche molto importanti che hanno a che fare con l’utilizzo errato che può esser fatto del materiale inviato da parte di chi lo ha creato, o da parte di altre persone:

  • Il controllo: il materiale che viene trovato sul web non può essere eliminato mai del tutto. Già a pochi secondi dal click, l’immagine potrebbe essere stata scaricata da qualcuno e girata ad altri (e questo vale anche per chat di nuova generazione come Snapchat, che prevede la distruzione del materiale condiviso dopo pochi minuti). Le nuove tecnologie incentivano quello che viene chiamato “effetto moltiplicatore”, per cui la trasmissibilità di foto e video cresce in maniera esponenziale in un tempo brevissimo;
  • La reputazione: il materiale pubblicato rimane disponibile on line per moltissimo tempo se non per sempre. Immagini troppo spinte o provocanti possono gravemente nuocere all’immagine di chi le ha prodotte, possono creare problemi di relazione con i futuri partner e, in molti casi, arrivare a compromettere futuri rapporti lavorativi;
  • Grooming: quando viene fornita una certa immagine di sé online, è possibile attirare l’attenzione di persone sessualmente interessate a minori. Il grooming (dall’inglese “groom” – curare, prendersi cura) consiste nel mettere in atto, da parte di adulti potenzialmente abusanti, tutta una serie di tecniche che hanno come obiettivo finale quello di manipolare psicologicamente i bambini o gli adolescenti per cercare di superare le loro resistenze emotive ed indurli ad instaurare una relazione intima e/o sessuale con loro;
  • Cyberbullismo: determinate immagini possono essere utilizzate per avviare tutta una serie di comportamenti offensivi, per creare disagio e/o danno al diretto interessato. La possibilità di difendersi è minima perché il mezzo tecnologico garantisce, molto spesso, massimo anonimato e una esposizione continua, giorno e notte, ad eventuali attacchi; Inoltre, frequentemente, la vittima si trova sotto un fuoco incrociato di un gruppo e non di un singolo cyberbullo;
  • Sextortion: deriva dalle parole inglesi sex (sesso) ed extortion (estorsione). E’ una forma di abuso attraverso la quale una persona obbliga un’altra persona a fare qualcosa contro la propria volontà per ricavarne benefici. Capita per esempio che qualcuno costringa la vittima, ricattandola, a produrre materiale sessualmente espliciti contro la sua volontà. Spesso adulti potenzialmente abusanti utilizzano questa modalità per ottenere materiale a sfondo sessuale dai minori;
  • Pedopornografia: le immagini e i video scambiati tra minori o tra un adulto e un minore, rientrano a pieno titolo nella definizione di materiale pedopornografico. La produzione, detenzione, distribuzione di materiale fotografico o di video in cui sono rappresentate immagini di minori di 16 anni con riferimenti sessuali espliciti espone, nel nostro Paese, a conseguenze penali. Capita spesso che si crei un “effetto paradosso” per cui il creatore di materiale a sfondo sessuale diventi vittima di azioni da parte di terzi, ma che sia allo stesso tempo perseguibile per aver prodotto e divulgato materiale pedopornografico. Di fatto il reato di distribuzione di materiale pedopornografico si realizza anche se l’autore delle foto è anche il soggetto che le diffonde. Già il solo conservare le foto sul proprio dispositivo costituisce reato. I minori spesso non sono al corrente di tutte le implicazioni legali che può avere la questione. Essi stessi, nel momento in cui producono o scambiano materiale del genere, potrebbero incorrere in sanzioni penali.

Una ricerca effettuata su un ampio campione di ragazzi e ragazze tra 14 e 18 anni evidenzia come il 37% degli intervistati sostiene di aver condiviso online segreti e immagini di un amico o un’amica senza il suo consenso; il 50% ha ricevuto messaggi (di testo o foto o video da uno sconosciuto); il 43% afferma che materiale proprio è stato condiviso da altri senza il suo consenso, mentre il 51% dice di aver ricevuto immagini o video di un amico o amica in costume da bagno, o in atteggiamenti chiaramente sessualizzati. Da un’indagine effettuata all’interno delle scuole è emerso che il 20% condivide messaggi a contenuto sessuale per divertimento, il 12,6% apparire sexy, l’11,6% per aumentare la propria popolarità e l’8,7% per prendersi gioco di qualcuno. Il momento della prima esposizione, inoltre, sembra abbassarsi in modo drastico. I primi messaggi a sfondo sessuale vengono spesso scambiati già in una età compresa tra gli 8 e i 9 anni.  I disturbi e le problematiche che possono derivare da tutto questo riguardano una graduale diminuzione dell’autostima della vittima, la comparsa di sintomi depressivi e/o di stati ansiosi, vissuti di paura e frustrazione. Spesso a tutto ciò si accompagnano problemi scolastici e anche familiari. In alcuni casi la vittima può anche iniziare ad avere idee suicidarie e, talvolta, a metterle in pratica. Alcune ricerche hanno inoltre evidenziano come, l’invio di immagini, testi o video di natura sessuale, sia spesso associabile ad altri comportamenti a rischio quali l’uso di sostanza o l’abuso di alcool.

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Francesco Grappone

francescograppone@libero.it

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