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Strage di Orlando: le drammatiche testimonianze dei superstiti

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Strage di Orlando. Nei giorni seguenti alla terribile strage nel club Pulse di Orlando, in Florida, emergono le testimonianze di chi era all’interno del locale. I dettagli da CheDonna.it.

Commemorazione per la sparatoria di Orlando (MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)
Commemorazione per la sparatoria di Orlando (MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)

La strage di Orlando ha lasciato l’America sgomenta. Ma nella recente storia degli Stati Uniti si era verificato un così alto numero di vittime, circa 50, in una sparatoria di massa. Si tratta del bilancio più pesante in un attentato dall’11 settembre 2001, quando crollarono le Torri Gemelle di New York e fu colpito anche il Pentagono.

Mentre si cerca ancora di capire la dinamica e il movente della strage, stanno uscendo le testimonianze di chi era nel locale quella notte ed è riuscito miracolosamente a salvarsi.

C’è chi stava sorseggiando un drink e al momento non ha capito cosa stava succedendo quando si sono uditi i primi spari. Il Pulse era molto affollato, c’erano circa 300 persone all’interno per la serata a tema latina.

“Ho sentito ‘boom, boom’, e ho pensato che fosse parte della canzone”, ha raccontato Christopher Hansen che era nel locale quella notte tra sabato 11 e domenica 12 giugno. “Io non credo che nessuno sapesse davvero cosa stesse succedendo – ha continuato -, fino a quando le persone non sono cadute a terra sanguinanti e gli altri non hanno cominciato a urlare. Mio padre mi aveva spiegato che in casi come questi bisogna correre a zig zag, e così ho fatto. La sparatoria è continuata per quelli che sembravano minuti”. Ha detto ancora il giovane, che è riuscito ad evitare i colpi di arma da fuoco e a salvarsi proprio seguendo i consigli del padre.

“Abbiamo pensato che quei colpi fossero parte della musica”, è stata la testimonianza di Luis Burbano, uno dei dipendenti del Pulse, che ha aggiunto: “Io credo che nessuno se ne sia reso conto fino al quinto o al sesto” colpo. “Venti o trenta persone correvano nella stessa direzione, attraverso un piccolo passaggio, lottavano per raggiungere la sicurezza”, ha proseguito.

Un altro ragazzo che era nel locale, Joshua McGill, studente di infermieristica, ha raccontato: “Durante la mia corsa nel parcheggio, ho sentito più colpi, mi sono infilato dietro una macchina e sono strisciato sotto. È allora che ho notato un altro frequentatore del club coperto di sangue e l’ho aiutato a nascondersi dietro l’auto”.

C’è chi ha perso gli amici, con cui era uscito. Chi ha mandato disperati messaggi con il telefono alla propria madre mentre era tenuto in ostaggio, dicendo alla madre quanto l’amasse e che stava per essere ucciso. Il fucile automatico dell’attentatore non ha dato scampo agli avventori del locale. Così una serata che doveva essere di divertimento si è trasformata in tragedia. Una tragedia inspiegabile.

Nelle ultime ore si è venuto a sapere che Omar Mateen, il trentenne americano di origini afghane autore della strage, frequentava abitualmente il locale Pulse.