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MUSICA: Intervista esclusiva a Stefano Ianne

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Il compositore e polistrumentista padovano Stefano Ianne ha pubblicato il suo 6° disco, Iamaca, uscito esattamente l’8 aprile.

 

Si tratta di un progetto molto particolare: 9 tracce che mescolano sapientemente la classicità del pianoforte a influenze free-jazz, ispirazioni alla grande musica sixties, tratti psichedelici e riferimenti all’elettronica.

 

Per saperne di più abbiamo intervistato proprio Stefano Ianne.

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Ecco cosa abbiamo scoperto…

 

Come nasce Iamaca?

Iamaca è un acronimo preso dalle iniziali di Ianne, Marzi, Calvano, il trio che abbiamo formato per suonare. Marzi viene dalla sinfonica contemporanea e Calvano dall’etno-jazz. Quindi come vedi apparteniamo a mondi diversi. Pensavo sarebbe andata così così, invece è stata un’esperienza strepitosa. Anzi: da ripetere.

 

Ispirazioni?

Le più variegate, come è nel mio stile. D’altra parte non mi piacciono i “concept”, mi piace spaziare. E mi piace anche l’idea che ognuno possa, all’ascolto delle mie musiche, spaziare come meglio crede nei meandri delle sue emozioni. Siamo tutti diversi, no?

 

La tua musica esprime un viaggio sonoro contaminato. Forse è un modo per ritrarre i tempi incerti che stiamo vivendo?

Sì, è una delle visioni che ho avuto. In particolare c’è un brano, che prende il titolo di “House of Confusion”, che è proprio emblematico in tal senso. Descrive l’incertezza del mondo odierno e la confusione di ruoli. Da una parte tutto ciò è affascinante, ma dall’altra forse la società non è pronta per affrontare certe “evoluzioni”. In realtà, la società non è mai pronta. La dobbiamo preparare noi stessi, perché la società siamo noi.

 

Che consigli daresti a chi desidera intraprendere la carriera musicale?

Il mio suggerimento, se mi posso permettere, è quello di non intraprendere nessuna carriera, ma di suonare e comporre per il piacere di farlo. Per un duplice motivo: il primo è che con i tempi che corrono si rischia di diventare infelici se si cercano cose impossibili, il secondo è che non bisogna tradire se stessi, se ne pagano sempre le conseguenze. Poi, per carità, se arriva il momento di prendersi qualche soddisfazione, anche economica, allora ben vengano. Altrimenti pazienza. Voglio solo ricordare che oggi nemmeno i più grandi vivono autonomamente di musica. Infatti quelli “arrivati” fanno più il mestiere di organizzatori e manager di se stessi che i musicisti. Ecco come vivono. E nutro molti dubbi che siano felici.

 

Progetti futuri?

Un concerto a ottobre del trio Iamaca a Ravenna con orchestra sinfonica di 50 elementi, musicisti talentuosi dei tre istituti musicali della Romagna. Ho intenzione di registrare dal vivo il nuovo disco, il settimo. E voglio divertire il pubblico. A breve poi lancerò un progetto di distribuzione di altri artisti. Reputo giusto che un artista come me che si è già preso delle soddisfazioni, si dedichi anche a coloro che non sono conosciuti da nessuno.

 

Silvia Casini

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