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Eagles of Death Metal, quello che ancora non sapevate sui fatti del Bataclan

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“Scrutavo i ragazzi, a uno a uno, alla ricerca di quello che mi avrebbe fatto fuori”. Così Jesse Hughes, leader degli Eagles of Death Metal, racconta il difficile momento in cui, a tre mesi dagli attentati di Parigi, è risalito sul palco insieme alla sua band.

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Al Debaser Medis di Stoccolma c’era anche Greta Privitera, giornalista di Vanity Fair, che ha raccontato non solo le emozioni di questo particolare concerto ma anche la verità di chi quella notte terribile l’ha vissuta in prima persona.

Eagles of Death Metal: i terroristi del Bataclan

Jesse Hughes non ha rimorsi. Sa bene, nel profondo, che nulla avrebbe potuto fare per gli 83 ragazzi che hanno perso la vita al Bataclan, quel teatro in cui avrebbero voluto passare una notte all’insegna della musica e che invece si è trasformato nella loro tomba.

Il dubbio che qualche cosa in più si potesse fare però c’è: gli inquirenti francesi dicono che i terroristi entrarono nel teatro a concerto iniziato ma secondo Jesse le cose non sono andate così.

Due di loro, io e Shawn (il tecnico del suono, ndr) li abbiamo visti nel backstage prima che iniziasse lo spettacolo. Non so da quanto fossero nel locale, di certo erano già lì quando siamo arrivati. Li ho notati perché non corrispondevano, né nell’aspetto né nell’atteggiamento, alla mia idea del nostro pubblico. Uno dei due, poi, ci guardava storto, tant’è che con Shawn ci abbiamo scherzato su. Ma ho provato una strana sensazione di insicurezza… Ovviamente queste cose le abbiamo dette alla polizia.

Sarebbe potuta dunque andare diversamente? Non lo sapremo mai. Quel che sappiamo però è che quella sera nessuno potrà dimenticarla facilmente, nemmeno Jesse Hughes, il cantante che tutti chiamano The Devil e che piange fumando dopo il concerto che lo riporta sl palco a tre mesi dal Bataclan.