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Neonato grave in ospedale per una dieta sbagliata

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Un grave fatto di cronaca è accaduto questi giorni in Spagna. La notizia da CheDonna.it.

Mandorle (Pixabay)
Mandorle (Pixabay)

Un regime alimentare scorretto ha avuto gravi conseguenze nei confronti di un neonato spagnolo, ricoverato in ospedale con problemi seri. Il piccolo si è preso lo scorbuto, una malattia dovuta a carenza di vitamina C, di cui soffrivano in passato i marinai o le persone a lungo private di frutta e verdura fresche, e che ormai è scomparsa nelle società occidentali. Il bambino, dell’età di 11 mesi al momento del ricovero, era sottopeso e aveva anche delle fratture alle gambe.

Un quadro clinico molto grave, dovuto secondo i medici all’errato regime alimentare a cui era stato sottoposto il piccolo. Le analisi hanno infatti riscontrato gravi carenze di vitamina C e la perdita di massa ossea che aveva procurato al piccolo fratture al femore.

La madre ha raccontato ai medici che il bambino era stato nutrito con latte artificiale a base di latte di mucca nei primi mesi di vita, ma che all’età di due mesi e mezzo aveva sviluppato una reazione allergica della pelle e il loro medico aveva raccomandato loro un cambio nella dieta. Così il piccolo è stato nutrito solo con latte e farina di mandorla, polvere di sesamo e una miscela di cereali. Una dieta dalla quale tuttavia mancavano nutrienti importanti, come le vitamine C e D.

Quando il bambino è tornato ad un’alimentazione corretta, i problemi si sono risolti. Lo scorbuto è scomparso e le fratture sono guarite. Il piccolo è anche riuscito a camminare.

Una vicenda molto brutta e preoccupante, che secondo i medici “presenta lo scorbuto come una nuova e grave complicanza dell’uso improprio di bevande a base di mandorla nel primo anno di vita“, riporta l’agenzia Ansa.

“Pediatri e genitori devono sapere che questo tipo di bevande non sono un cibo completo, e non possono sostituire l’allattamento al seno o il latte artificiale”. Concludono i medici.

Il caso è stato descritto i un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics.