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Flavio Briatore papà a tempo pieno

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Flavio Briatore si racconta come papà. I dettagli da CheDonna.it.

Flavio Briatore, Elisabetta Gregoraci e il loro figlio (Mark Thompson/Getty Images)
Flavio Briatore, Elisabetta Gregoraci e il loro figlio (Mark Thompson/Getty Images)

Ex team manager della Benetton alle gare di Formula 1, titolare del famoso locale della Costa Smeralda “Billionaire”, insegnante di management a “The Apprentice”, il reality show per futuri manager, Flavio Briatore è da tempo il protagonista del mondo degli affari e del jetset italiano, sposato con la soubrette Elisabetta Gregoraci, dopo una vita di love stories con celebri modelle, da Naomi Cammpbell che si fece improvvidamente tatuare le sue iniziali sul braccio a Heidi Klum, Flavio Briatore si è raccontato nell’intima veste di padre.

In un’intervista al quotidiano Il Giornale, Briatore ha raccontato della sua paternità e dell’educazione del figlio Natan Falco, avuto da Elisabetta Gregoraci.

Dell’educazione di un figlio da parte di un genitore, Briatore ha detto:

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“Lavoro importante quello. Non credo a chi dice ah, vedi, le brutte compagnie…. Non ci sono cattive compagnie se riesci a seguire i tuoi figli. Bisogna spendere tanto tempo con loro e non parlargli come facevano i nostri genitori con noi: loro ci trattavano come bambini. Adesso i bambini sono diventati adulti. Circondati da televisioni, iPad, computer, playstation. Hanno un’altra marcia. E sono molto più svegli”.

In materia di istruzione scolastica, poi, Briatore non ha dubbi:

“Il primo bagaglio importante da offrire ai ragazzi è la conoscenza delle lingue. Fondamentale. Prima dote. A mio figlio spiego sempre quanto sia fortunato: qui a Monaco, a scuola, la mattina parla francese, al pomeriggio inglese, a casa italiano. Non so a che livello siano oggi le scuole italiane, però dubito che i ragazzi possano uscirne bene. Anche perché la lingua s’impara parlandola con i compagni”.

Quindi, su quello che sarà il futuro lavorativo di suo figlio, il manager ha ammesso di essere disposto ad accettare anche che il figlio possa desiderare di “cucinare piadine“.

“Se mette su 500-600 negozi di piadine magari gli do pure una mano. L’educazione di base arriva dalla famiglia e dal ciclo iniziale di istruzione. Non lo sforzerò se non vorrà fare l’università. Non vorrei trovarmelo a 30 anni ancora con i libri sotto braccio. Vorrebbe dire che ha perso 8-10 anni di opportunità lavorative. Tempo fa, in un mio intervento alla Bocconi, tutti parlavano di laureati, avvocati, commercialisti. Non sono d’accordo. Ad aiutarti nella vita è soprattutto la rete di conoscenze che sai costruirti sul campo: il connecting people”, ha affermato Briatore.

Per papà Briatore, dunque, l’istruzione dei figli è importante, soprattutto la conoscenza delle lingue, ma anche la libertà e lasciarli liberi di scegliere il proprio destino. Siete d’accordo?