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TEATRO: “Due dozzine di rose scarlatte”

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Una nuova stagione per un nuovo repertorio quello del Teatro Prati, autentica bomboniera nata nel 1998 da un’idea di Fabio Gravina – tutt’ora direttore artistico e guida della Compagnia che interpreta il repertorio dell’intera stagione – ora rivolta non più al teatro napoletano ma ad una programmazione basata su commedie italiane brillanti e di qualità nelle quali si raccontano storie intrise di sentimenti ed ironia.

“Al solo fine di attirare più pubblico – afferma Gravina – alcuni teatri in questi ultimi anni, si sono serviti di pretesti (un nome famoso televisivo o cinematografico o addirittura un eventuale cabarettista) per confezionare degli spettacoli piuttosto mediocri che poco hanno a che spartire con il valore assoluto del teatro di prosa. La stagione che presento vuole mantenere ben saldo il principio fondamentale della prosa raccontando quattro storie (e non pretesti) nate dalla fantasia di autori che, scrivendole, hanno considerato e ritratto gli stati d’animo, le ansie, le perplessità, l’ironia, la comicità ed a volte anche gli aspetti negativi dell’essere umano, che compongono la vita che viviamo. E l’attore, che è un interprete a tutti gli effetti, deve riprodurre ad arte la vita di un altro individuo che è incastonata in una storia.”

Le commedie prescelte sono firmate da Aldo De Benedetti (Due dozzine di rose scarlatte e Lo sbaglio di essere vivo); Nino Marino (I soldi non servono a niente) e dallo stesso Gravina (Un due tre… Stella!). Appartenenti ad una società del passato e ad un’epoca contemporanea, il filo conduttore che le unisce è il rapporto di coppia nei suoi cambiamenti e continue evoluzioni, come anche lo stile interpretativo del suo mattatore che mescola al contempo ironia e riflessione, comicità e sentimento.

Il primo spettacolo, in scena fino al 6 dicembre, è Due dozzine di rose scarlatte, scritto nel 1936 da Aldo De Benedetti per Vittorio De Sica e Giuditta Rissone: pièce arguta ed elegante in cui il gioco delle coppie si mostra come un imprescindibile motore narrativo ed in cui uomini e donne sono ritratti nelle loro debolezze, i vezzi ed idiosincrasie, l’opera è sicuramente uno dei classici più rappresentati in Italia. Il fascino di questa commedia, giocata da tre (più uno) personaggi straordinariamente disegnati, risiede nella sua leggerezza, nel linguaggio dinamico ed effervescente, nella trama mai superficiale, nel gioco degli equivoci, condotto con raffinata abilità. Un testo brillante e divertente, ma che nasconde quell’infelicità e quell’insoddisfazione che spesso accompagnano l’essere umano costringendolo ad una vita claustrofobica e stagnante, in attesa che, prima o poi, arrivi qualcosa di nuovo a riaccendere una scintilla di vita, magari… due dozzine di rose scarlatte.

La trama
In un matrimonio fin troppo fedele, la moglie – forse trascurata – comincia a sentire voglia di evasione e organizza un viaggio da sola, il marito – complice l’amico avvocato – ne approfitta per tentare di avvicinare una bella contessa inviando due dozzine di rose scarlatte con lo pseudonimo mistero. Ma il mazzo per errore arriverà alla moglie. Da questo equivoco si sviluppa una storia parallela sul desiderio e la necessità di sognare, un percorso iniziatico che ci fa riflettere sorridendo sulle nostre debolezze.