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Le donne schiave dell’Isis: violentate giorno e notte per attirare reclute

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Sgomento, fastidio, repulsione, rabbia, sdegno. Questo e molto altro ho provato leggendo il reportage di Altelia.org. Sono donna, ed in quanto tale vorrei che tutte le donne del mondo potessero godere degli stessi diritti che ho io.

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“Sono stata stuprata TRENTA VOLTE e non è ancora neanche mezzogiorno. Non sono in condizioni di andare al bagno. PER FAVORE, BOMBARDATECI”

Quanta disperazione può avere una donna yazida nel chiedere di morire piuttosto che continuare a vivere questa umiliazione silenziosa giorno dopo giorno? Questa parole infatti sono riferite da una giovane prigioniera durante una conversazione con degli attivisti di Compassion4Kurdistan. In base a un articolo di Nina Shea, ragazze e donne continuano ad essere considerate merce di scambio per riempire le casse di chi si è autoproclamato “Stato Islamico”, e per attirare giovani uomini alla barbarie del jihad in Iraq e in Siria.

La cosa che più sconvolge noi di CheDonna.it e che riporta Nina Shea, direttrice senior del Dipartimento dell’Istituto Hudson per la Libertà Religiosa, è che la schiavitù sessuale di queste donne oggetto nelle mani dell’Is resta decisamente ancora troppo ignorata.

“Ad agosto dell’anno scorso, poco dopo che lo SI aveva istituito il suo ‘califfato’, hanno iniziato a catturare donne e ragazze non sunnite e a darle come premio o a venderle come schiave sessuali. Nella grande maggioranza erano yazidi, ma in base ai resoconti dell’ONU c’erano anche cristiane”

scrive la Shea, tra i cui racconti angoscianti ci sono anche quelli di bambine di 9 anni violentate dai loro “padroni”.

Frank Wolf, ex deputato nordamericano, a Gennaio intervistò dei rifugiati in Kurdistan, riportando poi il racconto di Du’a, un’adolescente yazidi tenuta prigioniera a Mosul con altre 700 ragazzine della stessa etnia.

[…] Gli ostaggi erano separati in base al colore degli occhi e i membri dello SI le sceglievano per sé come prodotti. Il “resto” era separato tra “belle” e “brutte”. Le più belle erano date ai membri di spicco dello SI.

E’ arrivato il momento di parlarne, il rumore del silenzio è più assordante di mille parole.

Fonte notizia: Aleteia.org