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Donna incinta salvata al Bataclan ritrova il suo eroe su Twitter

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E’ il gesto che universalmente simboleggia umanità, cortesia, empatia, aiuto, solidarietà. Tendere una mano, qualche cosa di semplice ma che in pochi oramai fanno, soprattutto se si è in fuga da uno dei più spaventosi attacchi terroristici dell’ultimo secolo.

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Così si è salvata la donna incinta che fuggiva dall’inferno del Bataclan, quella che tutto il mondo ha conosciuto grazie al video girato dal giornalista di Le Monde in cui, oltre agli spari, si udiva solo il suo urlo: “sono incinta”.

La vicenda della donna incinta e del suo salvatore

Nessuno sa il suo nome ma quel che conta è che si è salvata. La donna appesa al davanzale sopra l’uscita secondaria del Bataclan sta bene e con lei il suo bambino.

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Sta bene anche l’uomo che l’ha salvata, come lei desideroso di rimanere anonimo, uno dei tanti che in quella buia notte ha saputo portare la luce. Ha rallentato la sua fuga e non per aiutare un’amico o un familiare ma una perfetta estranea, salvandole la vita. Il suo gesto rappresenta quello di tanti che, come spesso accade nei momenti più cupi, ci ricordano che il bene esiste, proprio lì, proprio quando ci eravamo dimenticati di lui.

Come lui ci sono state le persone che hanno aperto la porta a perfetti estranei per strapparli al terrore delle strade, quelle che hanno saputo dare una pacca di conforto o che si sono voltate per risollevare chi era caduto nella fuga. Persone che meritano un grazie e la signora incinta lo sa bene. Ecco perché su Twitter ha attivato una catena di messaggi per trovare il suo angelo custode e accertarsi semplicemente che stesse bene.

Parenti e amici si sono prodigati nella ricerca e nella diffusione quanto più ampia possibile del messaggio e, alla fine, hanno avuto successo. Frans Torreele, amico della donna, è stato contattato dal fratello del diretto interessato, che gli ha raccontato come anche per lui tutto fosse andato bene.

I due, che ripetiamo hanno più volte dichiarato di voler restare anonimi, si sono poi riusciti ad incontrare in una redazione di un giornale.

Una storia a liete fine dunque, una di quelle che in questi giorni andiamo cercando disperatamente perché la luce serve sempre e, soprattutto, nei momenti più bui.