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Carni lavorate cancerogene come il fumo: allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

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L’allarme dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle carni lavorate. Le ultime notizie da CheDonna.it nella sezione salute.

Wurstel, salsicce (Pixabay)
Wurstel, salsicce (Pixabay)

Le carni lavorate, come insaccati, salumi, wurstel e hot dog sarebbero cancerogene come il fumo e il benzene. È l’allarme lanciato nelle ultime ore dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità. Una notizia “bomba”, che è stata rilanciata da tutti i media.

L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, International Agency for Research on Cancer (IARC), dell’Oms ha inserito le carni lavorate e in modo particolare i wurstel nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta, come il fumo e il benzene. Una decisione presa nel documento, reso pubblico nelle ultime ore sulla rivista scientifica The Lancet Oncology, che ha preso in esame oltre 800 studi clinici sul rapporto tra carni e tumore in tutto il mondo. Queste le dichiarazioni degli esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, con sede a Lione, massima autorità in materia di agenti cancerogeni

“Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa”.

Le carni lavorate comprendono anche quelle che sono state trasformate “attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”.

Se le carni lavorate come i salumi e gli insaccati sono ad elevato rischio cancerogeno, lo stesso non si può dire delle carni rosse non lavorate, che sono meno pericolose anche se inserite nell’elenco delle sostanze “probabilmente cancerogene“, quindi nel gruppo 2.

Kurt Straif, capo dell’IARC Monographs Programme, ha precisato:

“Per una persona il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto a causa del consumo di carne rimane basso, ma aumenta se si esagera con le quantità. In considerazione però del gran numero di persone che nel mondo mangiano giornalmente questo alimento, l’impatto globale sull’incidenza dei tumori è un fattore importante per la salute pubblica”

Il direttore dell’IARC Christopher Wild, ha aggiunto:

“I risultati del gruppo di lavoro devono far riflettere sulla possibilità di rivedere le attuali raccomandazioni sui limiti all’assunzione di carne. Allo stesso tempo però questo alimento ha un alto valore nutrizionale. Quindi è essenziale che i governi e le agenzie internazionali di regolamentazione intervengano per bilanciare i rischi e i benefici del consumo di carne rossa e lavorata e forniscano le migliori raccomandazioni dietetiche alla popolazione”.

Il presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) Carmine Pinto invita, tuttavia, a non farsi prendere da eccessivi allarmismi:

“Quando leggiamo che una sostanza o un agente è stato inserito in uno degli elenchi non è il caso di farsi prendere dal panico. È necessario capire quali sono i reali margini di rischio e sapere non solo in che lista si trova una certa sostanza, ma anche quali sono i dosaggi e la durata d’esposizione oltre le quali il rischio diventa reale e non solo teorico”.

“L’Oms dice cose che in gran parte già sappiamo – ha aggiunto il professore -, e nessuno si sogna di vietare il consumo di carne: come per tutti gli alimenti, serve equilibrio. Gli studi sugli insaccati hanno indotto gli esperti a collocarli nel gruppo più a rischio perché se ne è appurata la cancerogenicità, soprattutto per via di nitrati e nitriti, i conservanti che vengono utilizzati”. Ma “oggi si usano molto meno questi conservanti tossici”, ha precisato.

Il presidente degli Oncolgi italiani Aiom ha continuato:

“La Iarc conferma dati che conoscevamo da tempo, ovvero che la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una ‘soglia di esposizione’ oltre la quale ci si ammala sicuramente. Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è invece un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore”

Di seguito riportiamo l’elenco delle carni considerate cancerogene dall’Organizzazione mondiale della Sanità.