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Cocò Campolongo: arrestati i killer del bimbo di 3 anni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:55
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I carabinieri del Ros hanno arrestato due uomini accusati dell’efferato omicidio di Cocò Campolongo, il bimbo di soli 3 anni ucciso nel gennaio del 2014 insieme al nonno a Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza. La notizia da CheDonna.it nella sezione attualità.

Cocò Campolongo (Foto web)
Cocò Campolongo (Foto web)

Chi non ricorda il piccolo Cocò? Il bimbo di appena 3 anni che il 16 gennaio del 2014 fu ucciso a colpi di pistola e poi bruciato insieme al nonno Giuseppe Iannicelli, 52 anni, e alla compagna marocchina di questo, Ibtissam Touss, di 27 anni, mentre i tre erano in auto. Fu un delitto che scosse profondamente l’opinione pubblica, per la spietata e barbara esecuzione di stampo mafioso che non risparmiò nemmeno un bambino così piccolo. Perfino Papa Francesco durante l’Angelus, che tenne pochi giorni dopo in Piazza San Pietro, intervenne sulla vicenda invitando i killer a pentirsi e convertirti.

Ora gli autori di quell’atroce delitto sono stati arrestati, anche se ancora non si conoscono le loro generalità. Si sa solo che si tratta di due persone, presumibilmente due uomini, che sono già in carcere, detenuti nel penitenziario di Castrovillari, in provincia di Cosenza, dove peraltro era già detenuto anche il padre del piccolo Cocò. I presunti assassini del bambino di tre anni erano stati già arrestati nel corso del 2014 per traffico di droga. A loro sono state notificate in carcere le ordinanza di custodia cautelare per il triplice omicidio, emesse dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Ros insieme a quelli del comando provinciale di Cosenza.

Nel gennaio del 2014 i corpi del piccolo Cocò, del nonno e della compagna marocchina di questi furono trovati carbonizzati all’interno di un’automobile, dopo essere stati crivellati da colpi di pistola. Le indagini accertarono subito che si trattò di un delitto di stampo mafioso, un regolamento di conti o una vendetta che non aveva risparmiato neppure il bambino di tre anni.

Il particolare più sconvolgente che emerge da questa vicenda, come riporta l’Ansa citando i carabinieri di Cosenza, è che Giuseppe Iannicelli usava il nipotino come scudo umano. L’uomo sapeva di essere nel mirino dei suoi nemici e per scampare agli agguati portava sempre con sé il piccolo Cocò, pensando che i killer non avrebbero mai fatto fuoco contro un bambino. Ma così non è stato.