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Processo Yara: le rivelazioni dei Ros su Bossetti

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Nuove rivelazioni sul caso dell’omicidio di Yara Gambirasio durante il processo contro Massimo Bossetti. Le ultime notizie da CheDonna.it nella sezione attualità.

bossetti

Nel processo in corso davanti alla Corte di Assise di Bergamo per l’uccisione della tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa da Brembate Sopra (BG) il 26 novembre 2010 e trovata cadavere in un campo a Chignolo d’Isola, a pochi chilometri di distanza, il 26 febbraio 2011, emergono nuovi elementi a carico di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di 45 anni accusato dell’omicidio della ragazzina.

In aula è stato ascoltato il tenente colonnello dei carabinieri Michele Lorusso, ex comandante del Ros di Brescia, ora a Torino, chiamato a testimoniare dal pm Letizia Ruggeri, accusatrice di Bossetti. L’ufficiale ha riferito che nelle indagini sulla morte di Yara i Ros sono stati in grado di ricostruire, dalle immagini delle videocamere di sorveglianza, gli spostamenti di un furgone bianco che si aggirava nei pressi della palestra frequentata da Yara e che secondo gli inquirenti sarebbe stato quello di proprietà di Bossetti.

Il comandante dei Ros ha descritto i vari agganci alle cellule dei ripetitori da parte del telefono cellulare di Bossetti nel pomeriggio del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve. Poi ha descritto a lungo gli spostamenti di quello che gli investigatori hanno individuato come il furgone di Bossetti, un Fiat Daily. Stando alle immagini delle videocamere di sicurezza presenti in zona, il furgone è comparso sette volte nei dintorni della palestra di Brembate Sopra, frequentata da Yara, nel lasso di tempo che va dalle 18 alle 19:51 del 26 novembre 2010. Proprio nel momento in cui Yara è scomparsa, un testimone dice di averla vista per l’ultima volta uscire dalla palestra intorno alle 18:40 e sostiene di essere sicuro dell’ora perché aveva da poco guardato l’orologio. Yara era stata in palestra a consegnare uno stereo e stava tornando a casa. Quando sulla strada deve aver incontrato Massimo Bossetti.

I Ros sono sicuri che il furgone bianco Fiat Daily, ripreso a girare intorno alla palestra di Brembate Sopra nel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010, sia quello di Bossetti, sulla base di circostanze molto precise. A seguito dell’arresto del muratore, gli investigatori hanno preso in esame ben 20mila furgoni di colore bianco Fiat Daily prodotti dal 1999 al 2006, quando Bossetti acquistò il suo furgone. Nelle indagini sui furgoni e le loro caratteristiche, grazie alla collaborazione della casa produttrice Iveco, i Ris sono riusciti a restringere il campo di indagine a 4.500 furgoni compatibili con quello catturato dalle immagini delle videocamere di Brembate Sopra. I 4.500 furgoni sono stati fotografati e i loro proprietari sono stati sentiti dagli investigatori. A seguito di questi accertamenti è stato possibile restringere ulteriormente il campo dei possibili furgoni coinvolti a cinque. Tra questi c’era anche il furgone di Massimo Bossetti. Gli altri quattro proprietari dei furgoni bianchi sono stati ascoltati dagli inquirenti con testimonianza messa a verbale su dove erano e cosa stavano facendo il pomeriggio del 26 novembre 2010. Le loro dichiarazioni sono state verificate anche con il controllo dei tabulati telefonici, dai quali è emerso che nessuno degli altri quattro proprietari di furgoni bianchi uguali a quello di Bossetti erano a Brembate Sopra nei pressi della palestra sabato 26 novembre 2010. Pertanto quello ripreso dalle videocamere di sorveglianza, e passare ben sette volte vicino alla palestra frequentata da Yara, non può che essere il furgone di Bossetti.

L’ufficiale dei Ros ha anche ricordato le ricerche di Bossetti su internet dal computer di casa, ricerche su sesso e tredicenni. Insieme alla prova schiacciante del Dna e a quella sul furgone, indizi molto gravi a carico del muratore.

Ma il momento più impressionante della sua testimonianza è stato quando il tenente colonnello Lorusso ha ricordato un particolare che notò quando si recò sul luogo del ritrovamento del cadavere della piccola Yara, un particolare che è rimasto nitido nella sua mente:

“Stringeva in pugno dell’erba ancora radicata a terra”.

Lo scrive l’agenzia Ansa, riportando la testimonianza dell’ufficiale e precisando che quel particolare straziante è confermato dalle fotografie scattate sulla scena del ritrovamento del corpo e acquisite agli atti del processo.