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Si sposano ed hanno un figlio. Ma in verità si erano conosciuti nella culla!

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Ancora una volta la dimostrazione che a volte il destino è davvero curioso. Spesso l’accezione di questa sua particolarità è negativa ma altre volte in effetti porta a lieti risvolti assolutamente inaspettati.

Lo sanno bene Matteo e Roberta che da qualche mese, dopo esser convolati a nozze, hanno avuto il loro primo figlio.

L’originalità della loro storia sta nel loro primo “incontro”, un qualcosa che davvero sembra incredibile.

Roberta Matteo

Galeotta fu quella culla

Nell’immagine vediamo una mamma e un papà come tanti: stanchi ma felici di abbracciare per la prima volta il neonato di casa (Giacomo).

Loro sono Matteo e Roberta, vivono a Perugia ed hanno entrambi 32 anni e la coincidenza della loro età anagrafica non è un caso in questa storia.

Sì perché le mamme dei due si sono conosciute proprio 32 anni fa nel reparto maternità dell’ospedale di Perugia quando Matteo prima e Roberta dopo, due giorni dopo per l’esattezza, sono venuti al mondo.

Come accade in tutti gli ospedali prima di poter essere portati a casa sono trascorsi alcuni giorni, giorni nei quali le due neo mamme, che condividevano la stessa stanza, hanno legato come sempre accade in questi casi e con la promessa di mantenersi in contatto una volta fuori dalla clinica.

Promessa che però, passati i primi mesi, non sono riuscite a mantenere a causa delle mille e una vicende della vita.

Passano gli anni. 30 circa. Roberta e Matteo si incontrano, per caso, come può capitare a  una coppia di giovani qualsiasi. Tra loro sboccia l’amore ed è allora, scambiandosi le prime confidenze, che scoprono di esser nati appunto a due giorni di distanza l’uno dall’altra e per di più nel medesimo ospedale. Curiosi di capire se si fosse a quel tempo già “incontrati” interrogano le rispettive madri.

E’ così che vengono a scoprire questa incredibile coincidenza: tanti anni prima erano stati vicini di culla. E proprio perché la vita è un ciclo eccoli diventare a loro volta mamma e papà di Giacomo.

Chissà che anche lui, un giorno, non possa incontrare nuovamente qualche “compagno” di culla.

Tutto è possibile.