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Elisabetta Ballarin: dalle Bestie di Satana alla volontà di redenzione

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Sono trascorsi più di 11 anni da quella maledetta sera del 24 Gennaio 2004, quando Mariangela Pezzotta fu barbaramente uccisa da Andrea Volpe ed Elisabetta Ballarin, membri del gruppo noto come le Bestie di Satana.

Da allora non solo sono emerse nuove verità circa il reale coinvolgimento della Ballarin, ma oggi si scopre anche un tentativo più lodevole di riscatto sociale e personale di quest’ultima. Il tutto coadiuvato da qualcuno che proprio non ci si aspetterebbe: il padre della vittima.

Ecco la loro storia.

Ballarin

Da un omicidio terrificante a una redenzione più che possibile

Ex fidanzata di Andrea Volpe, uno dei capi della setta le Bestie di Satana, gruppo coinvolto in istigazioni al suicidio e ad un numero di omicidi non ancora chiaramente determinato (si parla in tutto di 18 vittime), Mariangela Pezzotta venne chiamata, la sera del 24 Gennaio 2004, dallo stesso Volpe a raggiungere lui ed Elisabetta Ballarin, allora 18enne, in una baita a Golasecca (nel varesino). Qui, su ordine del leader indiscusso della setta Nicola Sapone, venne orribilmente massacrata perché a conoscenza di troppe verità circa gli omicidi di Fabio Tollis e Chiara Marino.

Una volta nelle mani delle forze dell’ordine, a tutti i protagonisti di questa torbida vicenda vennero inflitte pene severissime: doppio ergastolo per Sapone, 20 anni di carcere per Volpe e 23 anni alla Ballarin.

Oggi, a 11 anni dal processo, emerge una delle verità più incredibili e tutto grazie all’interessamento di Aldo Sofia, produttore di Falò, nota trasmissione di approfondimento della RSI (Radiotelevisione Svizzera).

Dagli atti del processo si evincerebbe, infatti, che in verità la Ballarin quella sera non prese attivamente parte all’omicidio in quanto sotto effetto di pesanti droghe e quindi in condizioni mentali totalmente alterate. Unica, seppur non giustificabile, sua colpa quella di tentare di coprire l’assassinio della Pezzotta e quindi sia Volpe che Sapone.

Oggi Elisabetta Ballarin non solo è profondamente pentita di quanto accaduto, ma dal carcere in cui è rinchiusa da allora sta tentando di raggiungere un obiettivo estremamente arduo ma indubbiamente encomiabile: quello della redenzione.

Ad aiutarla in questo percorso, che ha portato tra l’altro la oggi 29enne a conseguire la laurea alcuni mesi fa, un uomo dal cuore enorme e la cui generosità è ai limiti dell’incredibile. Quest’uomo è Silvio Pezzotta, padre di Mariangela, la ragazza uccisa e il cui omicidio ha portato la Ballarin in carcere.

Il motivo di questo interessamento di Pezzotta, che negli anni non ha perso un solo processo, nei confronti dell’assassina di sua figlia è stato, come dichiarato dalla Ballarin nel corso di un’intervista alla tv svizzera, uno sguardo tra la condannata e il padre della vittima durante una delle udienze . Uno sguardo in cui quest’ultimo ha visto nella ragazza il pentimento, il rammarico enorme per quanto accaduto ed, insieme, la volontà di un difficilissimo perdono.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Silvio Pezzotta, la ragazza ha pagato ben più degli altri colpevoli e, soprattutto, durante questo lungo periodo di reclusione è riuscita a dare alla propria condanna il vero senso di quest’ultima, tentando di riscattare sé stessa e la propria esistenza. In primis, appunto, studiando e conseguendo una laurea specialistica pur trovandosi dietro le porte di metallo di un istituto di detenzione.

Una storia importante e sicuramente degna di essere raccontata ma non solo, anche di essere in qualche modo vissuta, soprattutto da coloro che, convinti, vedono nel carcere esclusivamente una via per la definitiva perdita di un’anima maledetta. Questo a dimostrazione del fatto che, da luoghi così scuri e saturi di disperazione ed odio, qualche volta un alito di sincero pentimento e tentativo di redenzione possono veramente attraversare le sbarre e sfiorare il cuore e la coscienza di un condannato.