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Natalità: in Italia calo inarrestabile delle nascite

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Nonostante il 2014 sia stato un anno record per il calo della natalità in Italia, anche nel 2015 continua a diminuire il numero del neonati.

Culla (Thinkstock)
Culla (Thinkstock)

Allarme per le nascite in Italia: sempre meno bambini. Tutti i particolari da CheDonna.it.

Nascite: nuovo record negativo per l’Italia

Se nel 2014 erano nati così pochi bambini in Italia tanto da arrivare a toccare il livello minimo dall’Unità d’Italia, con il record negativo di 509mila nuovi nati, nel 2015 nasceranno ancora meno bambini. E’ quanto comunica l’Istat nelle sue ultime stime, riportando i dati dei primi tre mesi di quest’anno.

Nei mesi di gennaio-febbraio-marzo 2015, infatti, i neonati in Italia sono calati ancora rispetto ai primi tre mesi del 2014, facendo registrare un -3,71%. Nel primi tre mesi del 2015 sono nati 118.498 bambini, meno dello scorso anno. Se questo andamento sarò confermato, alla fine dell’anno avremo toccato un nuovo record negativo con meno di 500mila nati.

“Le culle italiane sono sempre più vuote: il bollettino demografico dell’Istat relativo ai primi 3 mesi dell’anno riporta 118.498 nati, il 3,71% in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Se il trend continuerà, dunque, prevediamo quest’anno una riduzione di natalità quasi doppia rispetto al 2014, con per la prima volta nella storia meno di mezzo milione di bebè della ‘classe 2015′”, è l’allarme che lancia Italo Farnetani, pediatra di Milano esperto di natalità nel nostro Paese, all’agenzia Adnkronos.

Del resto tra crisi economica che non se ne vuole andare, alta disoccupazione, lavori precari e malpagati, discriminazione e licenziamenti per le donne lavoratrici che fanno figli, asili per bambini assolutamente insufficienti e costosi, non è un mistero che le coppie italiane non facciano più figli. L’aumento dell’età pensionabile ha poi di fatto impedito a molti nonni, e soprattutto nonne, di dare una mano con i nipoti, a fronte di servizi all’infanzia pressoché nulli nel nostro Paese (e basta vedere la posizione che occupa l’Italia nella classifica dei migliori Paesi per le famiglie). In Italia, poi, sono in aumento anche i casi di infertilità. Uno scenario che getta una lunga ombra sulla natalità in Italia e che ha perfino fatto lanciare all’Onu l’allarme sull’estinzione degli italiani. Troppe poche nascite rispetto al numero dei morti.

La popolazione invecchia, ma a livello governativo non sembra si voglia affrontare seriamente il problema: finché la disoccupazione sarà elevata, nonostante il Jobs act e alcuni timidi miglioramenti, finché non sarà fermata la discriminazione sul lavoro delle donne che decidono di fare figli, non si andrà da nessuna parte e il destino sarà segnato. Ma la politica di questi tempi ha il fiato corto e la vista miope, non si va oltre la breve, brevissima scadenza. Un male comune un po’ a tutta l’Europa, che non fa che inseguire le emergenze, in ogni campo.

Il dato preoccupante è che il calo di nascite in Italia nei primi tre mesi del 2015 è stato più forte di quello dello stesso periodo del 2014. Allora ci furono 2.691 nati in meno, quest’anno sono stati 4.568 nati in meno. Allora il calo dei primi tre mesi dell’anno fu del 2,13%, poi confermato su base annua a -2,27%. Se il calo del 3,71% dei primi tre mesi del 2014 sarà confermato, avremo a fine anno un dato da paura. Secondo le proiezioni, nasceranno nel 2015 in Italia 483mila bambini, sotto la soglia psicologica del mezzo milione. Un dato che secondo Farnetani è “collegato alla crisi”. La natalità , afferma il pediatra, “è il miglior indicatore dell’economia reale del Paese”. “E la riduzione di nascite è figlia di una situazione difficile, incerta, oltre che di politiche che non hanno favorito una scelta simile”, conclude.

Nemmeno le nascite di bambini figli di immigrati contribuiranno ad alzare il numero. Anche tra gli stranieri in Italia, infatti, si fanno meno figli.

Il pediatra si augura comunque un’inversione di tendenza: “Se abbiamo davvero visto il fondo di questa brutta e lunga crisi, come alcuni dati lasciano credere, gli effetti non tarderanno a vedersi”. Il banco di prova sarà l’anno prossimo. Se nel 2016 le nascite non riprenderanno, allora sì che saremo davvero in brutte acque.