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Unicef: 13 milioni di bambini non vanno a scuola in Medio Oriente

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Un numero impressionante che ci rivela senza tanti giri di parole le gravissime condizioni in cui si trovano i bambini in Medio Oriente.

Bambini iracheni in un campo profughi (SAFIN HAMED/AFP/Getty Images)
Bambini iracheni in un campo profughi (SAFIN HAMED/AFP/Getty Images)

Bambini sempre più vittime di guerre, carestie, crisi economiche, sfruttamento sotto ogni forma. Guerre e conflitti nel mondo impediscono ai piccoli e ai ragazzi di andare a scuola. Una situazione che si è aggravata soprattutto in Medio Oriente. CheDonna.it vi riporta la denuncia dell’Unicef.

Medio Oriente: oltre 13 milioni di bambini non vanno a scuola

Numeri da capogiro sono quelli che ci comunica l’Unicef, l’agenzia delle Nazioni Unite a tutela dell’infanzia, sui bambini a scuola in Medio Oriente. A causa del moltiplicarsi e dell’aggravarsi dei conflitti in questa difficile zona del mondo sono più di 13 milioni i bambini che non vanno a scuola o che hanno dovuto smettere di andarci. Una cifra che la dice lunga sulla gravità della situazione.

Guerre civili, conflitti e violenze hanno colpito Siria, Iraq, Libano, Giordania, Turchia (dove sono perseguitati i curdi), Yemen, Libia, Sudan e Palestina, obbligando numerose scuole alla chiusura. Moltissimi bambini sono stati costretti a rimanere a casa, a giocare per strada o trovare riparo nei campi profughi. Nei campi, le Ong e le associazioni di volontariato provano ad organizzare delle scuole e dei corsi per i piccoli, ma in situazioni di forte precarietà.

I dati raccolti dall’Unicef sono stati pubblicati nel rapporto “Education Under Fire”, Istruzione sotto tiro, e restituiscono in modo dettagliato le situazioni dei singoli Paesi coinvolti. Il rapporto si può leggere, in inglese, a questa pagina.

Appena un anno fa la giovanissima attivista Malala Yousafzai ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno a favore dell’istruzione di ragazze e ragazzi, per il diritto di ogni bambino di andare a scuola. Malala ha rischiato la vita per affermare questo principio, i talebani le spararono alla testa. Nonostante l’attentato, la ragazza non ha smesso di lottare. Ha parlato davanti alle Nazioni Unite, con un discorso memorabile, davanti al Parlamento europeo; ha continuato incessantemente a lanciare appelli affinché i governi del mondo garantiscano l’istruzione a tutti i bambini. E’ davvero triste constatare che questi appelli non vengano ascoltati.