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Hiroshima 6 agosto 2015, 70 anni dopo l’atomica

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Oggi la città di Hiroshima ricorda il dramma della prima bomba atomica sganciata 70 anni fa sulla città. Gli Stati Uniti d’America alle 8, 15 del mattino di questo stesso giorno del 1945 hanno segnato la svolta più orribile della storia dell’umanità, quella dell’era atomica.

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Oggi il Giappone ricorda la tragedia con un minuto di silenzio e con una commemorazione della pace a cui partecipano rappresentanti di 100 nazioni e per la prima volta  di un rappresentante dell’amministrazione degli Stati Uniti.

Campane, silenzio e molte preghiere per non dimenticare

Questa ferita inferta nel cuore della storia, sembra non aver insegnato nulla ai potenti e per questo il primo ministro giapponese Shinzo Abe sente la responsabilità di continuare a gridare al mondo il “no” al nucleare:

Il Giappone è l’unico paese al mondo che ha subito un bombardamento atomico in guerra. E la nostra missione è quella di trasmettere al mondo e alle generazioni future la natura inumana delle armi nucleari“.

La bomba atomica uccise nell’immediato 70 mila persone ma continua a mietere vittime fino ad oggi.

Durante la commemorazione il suono delle campane e quello di molte preghiere ha rotto il silenzio che ha riecheggiato rumoroso nel cuore di chi ha voluto essere presente.

La scrittrice Dacia Maraini si trovava in Giappone nel 1945, ecco cosa ricorda

Una visione particolare e molto da vicino del bombardamento ad Hiroshima la ha la scrittrice Dacia Maraini che il 6 agosto del 1945 si trovava vicino ad Hiroshima, prigioniera in un campo di concentramento con la sua famiglia. La scrittrice in una intervista rilasciata a Rai News ha dichiarato:

Noi non abbiamo saputo nulla in quei giorni. Non avevamo radio né giornali. Tutto quello che abbiamo saputo lo abbiamo saputo dopo, quando è cominciato il passaggio delle persone che scappavano, dei feriti, delle persone malate… Eravamo vicini. Ricordo la storia del marito della nostra balia che era giapponese, militare, che si salvò per caso perché fu lanciato senza che se ne rendesse contro dentro una pozza d’acqua che lo protesse. Anche se poi non è vissuto a lungo si era comunque salvato da quella mostruosità che era la bomba e che ha ucciso migliaia di esseri umani. Una storia che però la nostra balia ci ha raccontato quando siamo usciti dal campo“.

La commemorazione di oggi un reportage fotografico.

Fonte foto: repubblica.it