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La denuncia: donna italiana morta di lavoro

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La storia è di quelle da pugno nello stomaco, che se confermata getterebbe un’ulteriore ombra nera sullo stato e le condizioni di lavoro in Italia.

Al lavoro nella vigna (Lior Mizrahi/Getty Images)
Al lavoro nella vigna (Lior Mizrahi/Getty Images)

La Flai Cgil Puglia ha denunciato la morte per troppo lavoro di una donna italiana. La storia da CheDonna.it.

Morta di lavoro

Capita a molti lavoratori immigrati, regolari o irregolari, di non reggere più dopo lunghissime ore sotto al sole e al caldo nei campi a lavorare come braccianti per una paga misera e in condizioni di schiavitù. Molti di loro sono morti, nell’indifferenza generale, altri moriranno ancora. Abbiamo già parlato della schiavitù dei raccoglitori di pomodori in Puglia. Questa volta però è accaduto ad una donna italiana morire di troppo lavoro, stremata dalla fatica e dal caldo torrido di luglio.

Il caso è stato denunciato dalla Flai Cgil Puglia ed è finito su tutti i giornali: la morte di una donna di nome Paola, avvenuta lo scorso 13 luglio e passata sotto silenzio e senza indagini, dovuta ad un malore per la troppa fatica mentre lavorava in un campo d’uva. Paola, 49 anni, era andata al lavoro che era ancora notte fonda il 13 luglio ed è tornata a casa cadavere. A stroncarla il caldo e la fatica sotto il tendone dove lavorava all’acinellatura dell’uva, una pratica che consiste nel togliere gli acini più piccoli dai grappoli per far crescere meglio quelli più grandi. Un lavoro duro e faticoso che spesso fanno le donne in estate. E che lo scorso luglio si è svolto con temperature proibitive.

“Morire a lavoro in un campo di uva e diventare subito un fantasma, senza che trapeli notizia per settimane”, ha accusato Giuseppe Deleonardis, segretario regionale della Flai Cgil Puglia.

La morte della donna è stata archiviata come un decesso per cause naturali, dovuto al caldo eccessivo di questa estate torrida. Per questo motivo la donna è stata sepolta subito, senza che venisse disposta l’autopsia sul suo cadavere. Il fatto è avvenuto nelle campagne di Andria.

Ora la denuncia dei sindacati, che invece chiedono di fare chiarezza e che venga aperta un’indagine sulla vicenda. Addirittura sembra che il corpo della donna non sia stato nemmeno portato in ospedale per accertamenti, ma direttamente dal campo di lavoro alla camera mortuaria.

Paola abitava a San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto, e ogni estate da 15 anni si alzava a notte fonda per andare a lavorare nei campi del barese. Una attività quella nei campi d’uva che coinvolge “oltre 40mila donne italiane vittime del caporalato pugliese, spesso camuffato da agenzie di viaggi o da lavoro interinale”, denunciano i sindacati.

Ora si attende la verità sulla tragica fine di Paola.