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Processo Scazzi: confermato l’ergastolo per Cosima e Sabrina

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La Corte di Assise di Appello di Taranto ha emesso ieri sera la sua sentenza sull’uccisione di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana.

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Dopo una camera di consiglio durata oltre 3 giorni, da mezzogiorno di venerdì 24 luglio a poco dopo le ore 20 di ieri sera, lunedì 27 luglio, i giudici della Corte di Assise di appello di Taranto hanno pronunciato la sentenza nel processo di secondo grado per il sequestro, l’uccisione e la soppressione del cadavere di Sarah Scazzi, ragazza di soli 15 anni scomparsa da Avetrana il 26 agosto del 2010. I particolari da CheDonna.it.

Processo Scazzi: sentenza di appello

Imputate di omicidio nel processo di appello erano la cugina di Sarah, Sabrina Misseri, e la zia Cosima Serrano, madre di Sabrina. In primo grado le due donne erano state condannate all’ergastolo, pena che è stata confermata ieri, dopo la lunghissima camera di consiglio, dai giudici di secondo grado. Confermata anche la pena a 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere a carico di Michele Misseri, marito di Cosima e padre di Sabrina, che in un primo momento si era autoaccusato del delitto, poi aveva accusato la figlia Sabrina e infine aveva ritrattato di nuovo.

Una vicenda torbida e oscura quella della morte della povera Sarah Scazzi, su cui hanno influito anche la complicità, l’omertà e le omissioni di un piccolo paese. Tanto che oltre agli imputati principali, diverse sono state le persone accusate e condannate per favoreggiamento o per intralcio alle indagini.

Cosima Serrano e Sabrina Misseri sono state condannate per i reati di sequestro di persona, omicidio volontario e soppressione di cadavere, mentre Michele Misseri è stato condannato per concorso di soppressione di cadavere.

Sarah Scazzi scomparve da Avetrana, in provincia di Taranto, il 26 agosto del 2010, sarebbe dovuta andare al mare con la cugina Sabrina, all’epoca 22 anni, ma le tracce della quindicenne si persero nel breve tragitto tra casa sua e quella degli zii. In un primo momento si era pensato ad un rapimento o ad un allontanamento volontario della ragazza, ma poi un mese dopo, il 29 settembre, lo zio Michele Misseri comunicò agli investigatori di aver trovato il telefono cellulare di Sarah in un campo. I sospetti degli inquirenti iniziarono a concentrarsi sulla famiglia Misseri, i cui componenti furono interrogati. Nel frattempo erano emersi i dissidi tra Sarah e la cugina Sabrina, in particolare per via di un ragazzo. Il 6 ottobre Michele Misseri venne sottoposto ad un lungo interrogatorio da parte dei carabinieri e l’uomo alla fine crollò, rivelando dove si trovava il cadavere di Sarah. Il corpo della ragazzina fu recuperato in un pozzo di campagna la notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010. Inizialmente lo zio si autoaccusò del delitto, dicendo di aver strangolato la nipote e averne gettato il cadavere. Pochi giorni dopo accusò la figlia Sabrina dell’uccisione di Sarah, per poi ritrattare nuovamente a fine anno, ma a quel punto gli investigatori non gli credettero. In seguito venne chiamata in causa anche Cosima Serrano, moglie di Michele e madre di Sabrina, che a seguito degli indizi raccolti contro di lei fu arrestata il 26 maggio del 2011 per concorso in omicidio e sequestro di persona.

Quindi è iniziato il processo contro le due donne, con la condanna in primo grado inflitta dalla Corte di Assise di Taranto, confermata ieri in appello.