Cina: le ultime donne dai piedi di loto

Un’antica e brutale usanza cinese viene ricordata nel reportage di una fotografa americana.

Donna cinese dai piedi di loto (Foto di Joe Farrell, screenshot)
Donna cinese dai piedi di loto (Foto di Joe Farrell, screenshot)

Le donne dai “piedi di loto” erano quelle cinesi a cui venivano fasciati i piedi fin da bambine perché rimanessero minuti e piccolissimi. Un’usanza che per fortuna si è persa e che viene ora raccontata in un reportage fotografico. I particolari da CheDonna.it.

Le donne dai piedi di loto

L’usanza di fasciare i piedi alle bambine fin da piccole, perché questi non crescessero ma restassero minuti come il fiore del loto, da qui il nome di “piedi di loto“, era antichissima in Cina. Risaliva ai tempi della dinastia Song, che regnò sulla Cina dal 960 al 1279, e nonostante fosse stata vietata nel 1911 in alcune zone rurali del Paese è sopravvissuta fino al 1939.

La fasciatura dei piedi era imposta alle bambine delle classi più agiate, affinché mantenessero i piedi piccolissimi, come segno di bellezza e femminilità ma anche di obbedienza e sottomissione al futuro marito. Le donne con i piedi deformati dalle fasciature facevano molta fatica a camminare, costrette a spostarsi con piccoli passi. Si trattava di una pratica estremamente brutale, che infliggeva alle bambine e ragazze sofferenze atroci.

I piedi venivano fasciati alle bambine tra i 4 e i 9 anni, di solito in inverno quando i piedi sentivano meno dolore per via del freddo. Prima della fasciatura i piedi venivano tenuti a bagno a lungo in una soluzione composta da erbe e sangue animale, che serviva per ammorbidire la pelle e le unghie. Poi si procedeva a piegare le dita su se stesse e spingerle indietro, anche a rischio di fratture. Quindi veniva eseguita una fasciatura molto stretta con garze e stoffa per frenare la crescita dei piedi. Quando le bambine diventavano ragazze i loro piedi erano strettissimi e arcuati, corti e a punta, da infilare in apposite scarpine ricamate. Le conseguenze di questa deformazione, le donne se le portavano dietro tutta la vita, con dolori fortissimi e grosse difficoltà a camminare.

Una barbarie di altri tempi, nemmeno tanto lontani. Alcune di queste donne, ormai molto anziane, sono ancora vive. La fotografa Jo Farrell, che vive ad Hong Kong, le ha cercate nel cuore della Cina e attraverso un bellissimo reportage in bianco e nero ha raccontato la loro storia. “Vorrei che il mio lavoro fosse diffuso per divulgare le immagini e le storie, in modo che resti la memoria anche per le nuove generazioni”, ha detto Farrell.

Il reportage fotografico è intitolato: “Living history: bound feet woman in China” e per promuoverlo presso i musei e le fondazioni di tutto il mondo è stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Kikstarter a cui chiunque può contribuire per finanziare il progetto: a questo link. Nella pagina web si trova anche un video, in inglese, in cui Jo Farrell racconta l’idea del progetto e la vita di queste donne che abitano nella Cina più remota. “Sono tra le persone più dignitose che abbia mai incontrato”, ha detto la fotografa.

Sul sito web personale di Jo Farrell si può vedere una serie di queste fotografie in bianco e nero che mostra i piedi martoriate di queste donne cinesi: a questa pagina.

Il dovere della memoria, per omaggiare chi è stato sottoposto a questa atroce tortura e perché sia di monito per il futuro.

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